Da Villa Pamphili all’ippodromo di Agnano. Dagli Stati generali di Conte alla conferenza programmatica del Pd napoletano. Dalle consultazioni governative ai tavoli tematici di periferia. Cosa potrà mai venire fuori da uno schema in cui la politica si maschera da società civile e la società civile aspira a sostituire la politica? Niente di buono, e infatti si vede. In Italia abbiamo fatto prima a ricostruire il ponte di Genova, che a risolvere il problema della sua gestione: però intanto impazzavano le consultazioni romane, e tanto avrebbe dovuto bastare a consolarci. A Napoli, poi, ancora dobbiamo ricostruire qualcosa, figuriamoci il resto.

Tuttavia, all’ippodromo di Agnano si apre la conferenza programmatica del Pd e quindi il gioco degli equivoci continua. La politica interrogherà la società civile per evitare che sia questa a chiederle il conto per il tempo passato e un programma per il futuro. Meglio di niente, certo. C’è però una buona dose di ipocrisia in tutto questo, come ha scritto sul Riformista Marco Plutino. E ci sono anche molti paradossi che da qui discendono. Ad esempio, quello di un Pd che, da un lato, ha appena approvato un imbarazzante piano strategico dell’area metropolitana di Napoli; imbarazzante perché privo di ogni consistenza, essendo semplicemente una lista di lavori pubblici già programmati e finanziati; e dall’altro si mette invece in ascolto per formularne uno nuovo, sicuramente più congruo, ma ovviamente meno vincolante. E sempre a proposito di paradossi, non è tale quello di un partito che dice di volersi aprire alla società civile, e in effetti lo fa, almeno in apparenza, ma poi si affida a una procedura che smentisce la premessa?

Il caso è quello della prossima capolista Pd per le regionali: una giovane signora non più iscritta al partito, proveniente dal mondo della formazione, che però si rivela essere figlia di un ex sindaco (di Pozzuoli), non particolarmente nota al grande pubblico, e sostenuta da altre due fasce tricolori in carica (Pozzuoli , ancora, e Portici), le quali , dopo aver stretto un patto elettorale, hanno trovato più conveniente far convergere i rispettivi pacchetti elettorali su quel nome anziché su un altro. Dov’è lo scandalo? Da nessuna parte, per carità. Anzi, sarebbe stato semmai ingenuo pensare che un candidato più “pesante” avrebbe trovato il sostegno dell’elettorato organizzato: e infatti è arcinota la lunga lista di capilista esterni trombati nelle urne.

È però palese che questa volta a scegliere è stata la politica, mentre la società civile – lungi dall’imporsi con una personalità di assoluto rilievo – è stata solo scelta. Perché, allora, non usare lo stesso criterio anche per le opzioni programmatiche? Perché non definire la cornice delle priorità e poi produrre insieme il quadro? C’è una ragione che sovrasta tutte le altre, quando si chiede a un partito di assumersi la responsabilità di un progetto-cornice. Perché troppo spesso, specialmente a Napoli, si tende a dire che il quadro manca perché manca la borghesia (intesa come società civile). Mentre invece è vero il contrario: che la borghesia c’è, è anche civilmente impegnata su innumerevoli fronti, ma manca all’appello generale, e risulta minoritaria, proprio perché manca l’idea complessiva di città.