Un altro fattore importante che caratterizza questi nuovi movimenti è che è sempre una scintilla a produrre l’incendio. Non c’è mai una relazione diretta tra la causa che la produce e l’entità del movimento, che è invece una caratteristica dei movimenti tradizionali. La causa che lo promuove può essere: economica (anche elementare: l’aumento del prezzo della benzina o l’aumento della tariffa del tram) o addirittura meta-politica (la contestazione a una cultura politica che si viene affermando e che viene considerata devastante dal punto di vista democratico e civile). Per questa ragione, un movimento come quello delle Sardine è naturaliter antifascista.

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Lo dichiara esplicitamente, ma è comunque intrinseco alla sua modalità: perché l’antifascismo, in questo caso, è la democrazia, la tolleranza, il rispetto dell’altro che è un elemento inclusivo. È la stessa ragione per cui le Sardine sono a favore dell’accoglienza nei confronti dei migranti e non può essere invece, razzista. Per questa ragione può essere accogliente nei confronti di tutti: l’essere democratico e antifascista induce a produrre degli elementi di selezione, non di respingimento. Nel caso di CasaPound, non si respinge il singolo fascista, ma l’intera organizzazione, la forza organizzata. Non si respinge il singolo, che si spoglia della sua condizione culturale e politica per entrare a far parte come indistinto, tra tutti gli altri. Che cosa dice cos’è un movimento? L’esperienza. Non lo dice un capo, non un convegno, non un seminario. L’esperienza è la strada, è la piazza. Quello che le Sardine chiedono è attenzione. Chiunque voglia disporsi utilmente nei loro confronti deve adottare lo strumento che una volta Moro usò nei confronti del Sessantotto: la strategia dell’attenzione.