Nel 1956 un giovane intellettuale comunista, Fabrizio Onofri, scrisse un articolo di severa critica alle posizioni assunte dal Pci sull’invasione dell’Ungheria da parte dei sovietici. Onofri faceva parte di quella pattuglietta di 101 persone, crema dell’intellighenzia legata al Pci, che si oppose all’invasione e sottoscrisse un manifesto per dissociarsi dalla linea di Togliatti e del partito. Onofri mandò questo articolo a Rinascita, che era il settimanale ufficiale del partito, ed era una rivista molto importante e anche di gran livello. Il caporedattore – che credo fosse Luca Pavolini – chiese indicazioni a Togliatti. Il quale gli disse: «Pubblicalo, però poi il titolo lo faccio io».

L’articolo uscì così titolato: “Un inammissibile attacco alla linea del Pci”. E il povero Onofri non poté più mettere piede in una sezione del partito. Annientato. Chissà se comunque qualcuno poi lo lesse quell’articolo. «Si Parva Licet Componere Magnis» (Virgilio, Georgiche; vuol dire: se è lecito comparare le piccole cose alle grandi; scusate il latino ma evidentemente mi sono fatto condizionare dal ricordo di Togliatti…) a Gad lerner è successa più o meno la stessa cosa. L’altro giorno Marco Travaglio aveva scritto un articolo di fondo, sul Fatto quotidiano, per sbeffeggiare e insolentire un po’ Luigi Manconi, Sandro Veronesi e persino Roberto Saviano, colpevoli di essersi affiancati a Rita Bernardini nello sciopero della fame e favore dei detenuti. Travaglio quando sente queste cose esce matto.

Lui non concepisce che qualcuno possa occuparsi dei detenuti, o addirittura immaginare che alcune persone possano essere scarcerate. Anche perché la sua idea di società perfetta è abbastanza semplice. È divisa in due: la metà in prigione, l’altra metà a sorvegliare (ed eventualmente maltrattare un po’, che se lo meritano) quelli in prigione. Lui preferisce dire, per farsi capire meglio: guardie e ladri. Ora capite bene quale incubo possa essere per Travaglio l’idea che qualcuno voglia abolire le carceri, idea che pare sfiori ogni tanto la mente di Manconi (e forse anche di Veronesi), non credo di Saviano. Travaglio si troverebbe con l’umanità divisa sempre in due: da una parte i delinquenti dall’altra le guardie disoccupate. Un inferno.

Lerner, che ora lavora per Il Fatto, perché ha abbandonato Repubblica, quando ha letto sul suo giornale l’articolo di Travaglio non ce l’ha fatta più. E ha scritto una letterina, peraltro molto rispettosa (molto più rispettosa dell’articolo di Fabrizio Onofri…), nella quale ha chiesto al direttore il diritto di “restare umano”. Travaglio gli ha risposto con durezza. Negando a lui questo diritto, dandogli dell’ignorante e disinformato (anche perché Gad Lerner aveva avanzato il sospetto che le carceri non sono, come dice sempre Gian Carlo Caselli, dei piccoli Hotel a quattro o cinque stelle) e riconoscendo invece il diritto al dissenso solo a Manconi, augurandogli però che qualcuno gli svaligi presto casa e intimandogli, in quel caso, di non rivolgersi alla polizia.

È una risposta tipo, copiata, credo, dai leghisti che quando tu proponi di non affondare i gommoni dei profughi ti rispondono sempre nello stesso modo: «Benissimo, allora prenditeli a casa tua!». E poi Travaglio ha concluso il suo ragionamento spiegando al malcapitato Gad che è lui – lui Gad, insieme a Manconi e a Veronesi – il responsabile vero del forcaiolismo della peggiore destra, perché con le sue posizioni garantiste lui provoca l’opinione pubblica e dà manforte alla destra illiberale. Immagino che Marco, quando parla della peggiore destra forcaiola, stia pensando al suo giornale.

E infatti io non ho niente da obiettare a Travaglio, perché le sua posizioni le conosco bene. È a Gad che mi rivolgo stupito. Ma perché mai, gli chiedo, hai lasciato Repubblica che con il cambio tra Verdelli e Molinari si è spostata molto leggermente a destra, su posizioni comunque liberali, per andare a lavorare nella fucina della destra populista? Io non trovo spiegazioni.

A Marco invece vorrei ritorcere contro quel giochino “Ti rispetto ma allora prenditeli a casa tua…”. Io dico: d’accordo, tutti colpevoli. Ma com’è allora che non ti decidi a lanciare una campagna contro i 5 Stelle che hanno votato a favore della Philip Morris dopo che la Philip Morris aveva coperto di soldi il fondatore dei 5 Stelle?

Giornalista professionista dal 1979, ha lavorato per quasi 30 anni all'Unità di cui è stato vicedirettore e poi condirettore. Direttore di Liberazione dal 2004 al 2009, poi di Calabria Ora dal 2010 al 2013, nel 2016 passa a Il Dubbio per poi approdare alla direzione de Il Riformista tornato in edicola il 29 ottobre 2019.