“Purtroppo vostra mamma non ce la farà”. Per ben quattro volte le figlie di Maria Conte, 63 anni, napoletana, si sono sentite dire al telefono dai medici questa ferale affermazione. E per altre 4 volte hanno potuto tirare un sospiro di sollievo. Sì, perché Maria dopo 4 lunghi mesi ricoverata nella terapia intensiva dell’ospedale Maggiore di Bologna alla fine ce l’ha fatta ed è tornata a casa.

La sua è stata una lotta lunga e durissima, da ottobre a febbraio stesa in un letto. Poi il percorso di riabilitazione perché non riusciva più a bere un bicchiere d’acqua e a stare in piedi. “Mi hanno dovuto insegnare tutto, anche a bere e camminare”, ha raccontato a Repubblica.

Per Maria sono stati mesi terribili. Ora che sta meglio e finalmente potrà riabbracciare figlie e nipoti vuole raccontare il suo calvario. “Io voglio parlare per due motivi. Il primo è che vorrei far leggere la mia cartella clinica, tre fascicoli alti così, a chi dice che il Covid non esiste. Il secondo, importante, è che voglio ringraziare i medici, gli infermieri, gli operatori socio sanitari che mi hanno strappata alla morte più volte. Prima li chiamavano eroi ora nessuno se ne ricorda più. Penso alla dottoressa Stefania Taddei, alla dottoressa Laura Simoncini, a tutto il loro staff”.

Maria è arrivata in ospedale in ambulanza a fine ottobre con la febbre e la saturazione bassissima. Il suo tampone era positivo e non riusciva nemmeno a respirare. È stata portata subito in terapia intensiva, intubata e le hanno fatto la tracheotomia. Poi si sono susseguiti una serie di complicazioni tra cui una setticemia e un arresto cardiaco. E intanto il suo tampone è stato positivo per circa 40 giorni. Ma medici e infermieri non hanno mai mollato e in più occasioni l’hanno strappata alla morte.

Quattro mesi dopo Maria esce dall’ospedale e non vede l’ora di poter riabbracciare la sua famiglia e conoscere l’ultima nipotina arrivata, nata proprio nei giorni in cui è iniziato il suo calvario.

Laureata in Filosofia, classe 1990, è appassionata di politica e tecnologia. È innamorata di Napoli di cui cerca di raccontare le mille sfaccettature, raccontando le storie delle persone, cercando di rimanere distante dagli stereotipi.