È stata insultata dagli avversari politici, dai colleghi di partito, è stata persino aggredita verbalmente mentre presiedeva una seduta della Camera. Per denigrarla le hanno dato della raccomandata, in primis di Berlusconi (senza risparmiarle una gogna mediatica basata su argomentazioni relative alla sua vita sessuale).

Per attaccarla le hanno spesso rinfacciato il suo passato da soubrette, modella e showgirl. C’è stato anche chi ha posto l’attenzione sul nome, perché Mara Carfagna all’anagrafe si chiama Maria Rosaria. Nominativo al 100% meridionale, meno “delicato” di quello conosciuto dall’opinione pubblica. È stata ricordata molte volte la sua foto pubblicata sulla copertina della rivista Maxim. Quasi mai, però, è stato detto che il Ministro per il Sud del governo Draghi si è diplomata in danza al Teatro San Carlo di Napoli, ha studiato per dieci anni pianoforte al conservatorio ed è riuscita a laurearsi in giurisprudenza con il massimo dei voti. C’è una data, tra l’altro molto recente, che ha segnato una svolta nella carriera politica della Carfagna: lo scorso 14 maggio.

L’ormai ex deputata di Forza Italia è riuscita a portare a Sorrento le migliori personalità politiche e istituzionali, a livello nazionale e locale, alla kermesse “Verso Sud”. Un evento che ha segnato due aspetti, da una parte la centralità del Mezzogiorno sull’agenda di Governo, dall’altra la leadership di Mara Carfagna. Quest’ultima oltre ad essere stata deputata (eletta a 30 anni nel 2006), è stata vice presidente della Camera e due volte ministro. Insomma la macchina del fango, quella che mette in moto la pratica dello “sputtanamento”, si è infranta contro il muro delle competenze. Una dimostrazione del fatto che il duro lavoro vale più dei pregiudizi. Non senza incappare in qualche scivolone. Il ministro nato a Salerno si è ritagliata pian piano il proprio spazio stracciando le etichette che i suoi avversari le hanno affibbiato negli anni. Oggi la Carfagna è una delle più acerrime avversarie del presidente Vincenzo De Luca ed è corteggiata da chi vuol dar vita al decantato polo moderato e centrista.

Ella può avere una certa influenza anche sugli equilibri politici a Napoli: alle elezioni comunali del 2016 è stata il Consigliere comunale più votato. Col tempo è stata in grado di diventare una sorta di “bandiera” per la battaglia sui diritti delle donne: come ministro delle Pari Opportunità (nel 2008) ha permesso l’introduzione del reato per stalking (anche se il nostro ordinamento giudiziario non avrebbe necessitato dell’ennesima legge che ha sanzionato un reato in modo repressivo senza disporne le misure preventive, più utili da un punto di vista sociale) ed ha partecipato alla campagna dell’Onu contro le violenze nei confronti del “gentil sesso”. Operazioni definite di facciata dai suoi detrattori ma che lei ha sempre difeso e portato avanti.

Nel 2011 è incappata in una contraddizione: ha saputo fare un deciso passo indietro, esponendosi per la lotta contro l’omofobia, per poi astenersi in merito alle pregiudiziali di costituzionalità della legge Concia che aveva invece precedentemente sostenuto. In quel caso il diktat del partito fu più forte della sua azione individuale. Nel 2019 ha dimostrato la giusta solidarietà politica difendendo la collega e “nemica” Teresa Bellanova. Oggi Mara Carfagna ha rotto con il suo passato senza rinnegarlo. Si è emancipata dalla sua area politica di riferimento quando quest’ultima si è rivelata poco responsabile e lontana dai suoi valori fondanti.

Ha sempre espresso impegno e sensibilità, magari più nelle parole che nei fatti, rispetto alle istanze del Sud. Per quel Meridione mai vittima e privo del «complesso di inferiorità». La sua eleganza e sobrietà sono forse diventati segni di autorevolezza? Pare di si ma sarà il futuro a dirlo ed eventualmente a confermarlo. Di fatto Mara, anzi Maria Rosaria, può aspirare a dire la sua in quel polo riformista e liberale tanto atteso.