L'intervista
Meloni a Pulp Podcast, Longobardi: “Ha accettato subito l’invito, senza forzature. È rimasta credibile anche in questo format”
“L’idea era portare un tema importante dentro uno spazio in cui molte persone oggi si informano. Giorgia rimane sempre sé stessa. Cambia il mezzo, non la sua cifra comunicativa”
Mentre la sinistra si adagia su un piedistallo ideologico, tra salotti televisivi e Ztl, Giorgia Meloni si siede davanti ai microfoni di Pulp Podcast, il format digitale seguito da milioni di persone e condotto da Fedez e Mr. Marra. Uno spazio nuovo, libero, diretto. Non è stata una semplice ospitata. È stato uno spartiacque. Perché, per la prima volta, un presidente del Consiglio italiano ha scelto di entrare in un’arena comunicativa che la politica guarda con diffidenza. Dietro questa scelta non c’è improvvisazione, ma una consapevolezza chiara: i media tradizionali non bastano. È stata inaugurata una nuova era di comunicazione politica. E potrebbe rappresentare la svolta per il Sì al referendum, proprio nei giorni decisivi. Ne parliamo con Tommaso Longobardi, responsabile della comunicazione digitale di Meloni.
Come è nata l’idea di Meloni a Pulp Podcast?
«È nata in modo naturale: c’è stato un invito, come del resto era già avvenuto anche con altri leader politici, e Giorgia Meloni ha deciso di accettare».
Avete deciso di accettare subito l’invito o è stata dura convincere Giorgia?
«La valutazione è stata fatta come sempre sulla base dell’agenda e degli impegni istituzionali. Per il resto non c’è stato nulla da “forzare”: lei decide sempre in autonomia, senza condizionamenti, sulla base di ciò che ritiene utile e opportuno».
Eppure erano stati invitati anche Schlein e Conte. La sinistra forse preferisce i salotti tv e le Ztl…
«Non amo commentare le scelte comunicative degli altri leader. Ognuno decide in base a ciò che ritiene più utile, coerente e opportuno. E non è affatto detto che una scelta che funziona per un leader debba funzionare allo stesso modo per un altro».

L’obiettivo è parlare anche ai giovani per il Sì al referendum. Basterà?
«In realtà l’obiettivo non era semplicemente parlare ai giovani o “convincere” qualcuno in modo meccanico. L’idea era piuttosto quella di portare un tema importante anche in un contesto diverso dai format tradizionali, dentro uno spazio in cui molte persone oggi si informano, ascoltano e cercano risposte. Sul referendum, poi, lascio ad altri valutazioni più strettamente politiche. Il mio punto di vista è soprattutto comunicativo: giudico questa ospitata per la sua efficacia nel portare Giorgia Meloni e le sue posizioni in un ambiente nuovo, molto seguito e rilevante nel dibattito pubblico».
Immagino che la presidente avrà dovuto adattare la comunicazione a un contesto del tutto nuovo…
«No, e credo che questo sia uno degli elementi più importanti. Giorgia Meloni non si è mai snaturata in nessun contesto: è sempre sé stessa, in ogni intervista e in ogni format. Cambiano il mezzo, i tempi e il linguaggio del contesto, ma non cambia la sua cifra comunicativa. E forse è proprio questo che funziona: le persone percepiscono molto bene la differenza tra ciò che è costruito e ciò che è naturale».
In Rete quali sono stati i passaggi dell’intervista più apprezzati?
«Per avere un dato davvero consolidato è ancora presto, serve un po’ di tempo in più. Quello che posso dire è che Giorgia Meloni è stata molto chiara per tutta la durata dell’intervista. E la Rete, quando percepisce chiarezza, linearità e assenza di artifici, tende in genere a recepire meglio, apprezzare di più e condividere con maggiore facilità».
Di fatto, è stata scritta una nuova pagina di comunicazione…
«Sì, e credo anche qualcosa di più. Purtroppo qualcuno (non molti, fortunatamente) l’ha letta come una banalizzazione del contesto informativo, quasi come se chi fa informazione online, podcast, contenuti, redazioni digitali o piattaforme, valesse meno dal punto di vista giornalistico e informativo. In realtà questa puntata ha dato valore non solo al podcast come formato, ma a tutto quel mondo che ogni giorno in Rete prova a costruire informazione, approfondimento e spazi di confronto per milioni di cittadini».
Negli ultimi giorni c’è una tendenza a favore del Sì sui social. O è una percezione sbagliata?
«Preferisco non entrare nel merito del Sì o del No. Quello che posso dire è che da tempo leggere il clima reale del Paese solo attraverso la Rete è sempre più complicato. Le bolle che si creano, da una parte e dall’altra, spesso alimentate da algoritmi e polarizzazioni, rendono molto difficile trasformare la percezione online in un dato realmente affidabile sul sentiment generale».
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