Può uno scrittore, sia pure in nome del paradosso, avanzare il proprio nome per il Quirinale? E soprattutto con parole d’ordine (o disordine) non meno paradossali, quali “Contro ogni ambizione” e “La forza dell’irrilevanza”. Può, poiché siamo in democrazia, e forse non sarebbe cosa ingiusta credere nell’immaginazione, soprattutto riflettendo sul vuoto di pensiero che governa il “Palazzo”. Della politica, e forse anche di chi la osserva con assenza di estro, di proposte, almeno ai suoi occhi, convincenti esattamente dalla prospettiva proprio della fantasia, dell’immaginazione, che poi sono categorie che dovrebbero affiancare i diritti essenziali di cittadinanza.

Lo scrittore, meglio, in questo momento esatto, prova nostalgia per il tempo nel quale era possibile accostarsi agli elettori, (era il caso dei socialisti francesi nei giorni di Mitterrand) con parole rubate a un poeta, Arthur Rimbaud: “Changer la vie”: cambiare la vita. Lo spettacolo che la politica italiana sta consegnando ai suoi spettatori, assodato che non ci sono problemi poiché non ci sono soluzioni, appare almeno ai miei occhi, sia detto con un’immagine letteraria, sotto il regno di Saturno, il dio della malinconia. Il candidato della destra in blazer o tailleur non meno insignificante, al momento, ha il volto di una signora “cattolica e conservatrice”, un’antiabortista che vorrebbe riaprire le case di tolleranza, già cooptata da Berlusconi, una proposta irricevibile per chi volesse, appunto, se non proprio mutare l’esistente, continuare a credere nei valori minimi di laicità.

Lo scrittore non immagina “l’assalto al cielo”, nel nostro caso basterebbe prendere atto della miseria della politica indicando una semplice prospettiva progressista, libertaria: case, scuole, ospedali (pubblici), diritti civili, tolleranza, rifiuto del populismo razzista. Ho appena dimenticato di dire che la sinistra, meglio, il suo fantasma, nella situazione data, mostra uno stato di auto-narcosi, assenza di se stessa. Può uno scrittore dare risposte in questo senso? Probabilmente no, gli rimane, forse, la semplice necessità di indicare il vuoto di un pensiero che muova dalle aste della democrazia. Sarebbe insomma cosa giusta che le cosiddette voci libere, ossia coloro che, sia detto un paradosso, scelgono d’essere mediocri in proprio e non per conto terzi, mostrino un minuscolo segno di discontinuità umana. Ancora una volta lo scrittore è costretto a rimpiangere il coraggio di Pier Paolo Pasolini, che oggi compirebbe 100 anni.

La mia improbabile scelta di candidarmi al Quirinale, nel suo paradosso esplicito, pretende d’essere dunque una scelta “politica”, posto che non vi è neppure certezza che alcuni dei volti che attualmente aspirano al Colle vogliano dare prova di antifascismo in un Paese che vede nella tentazione autoritaria e nella semplificazione da sempre un bene rifugio subculturale.  Ho già detto che non ci sono problemi poiché non esistono soluzioni, e forse, sempre lo scrittore già citato, si trova altrettanto costretto a ravvisare in Mario Draghi il miglior amministratore di condominio possibile per le pratiche correnti della sussistenza economica nazionale. Il mio amico Paolo Cirino Pomicino giustamente parla di una politica che ha abdicato a figure esterne il proprio mandato. Il vuoto assoluto di fantasia che governa il nostro quotidiano ai miei occhi appare altrettanto spettrale.

A chi ha ironizzato sui voti ricevuti finora da Fulvio Abbate, accostandoli alle preferenze accordate agli Amadeus e ad altre figure del teatro spettacolare, rispondo che hanno ragione, non possiedo la stessa “rispettabilità” di quest’ultimi, e tuttavia, sia pure nel paradosso, questa mia presenza avventurosa nella corsa per Quirinale credo serva a mostrare che sebbene sia impossibile cambiare la vita, si può almeno provare a renderla un po’ meno mediocre, restituirle i colori.

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Fulvio Abbate è nato nel 1956 e vive a Roma. Scrittore, tra i suoi romanzi “Zero maggio a Palermo” (1990), “Oggi è un secolo” (1992), “Dopo l’estate” (1995), “Teledurruti” (2002), “Quando è la rivoluzione” (2008), “Intanto anche dicembre è passato” (2013), "La peste nuova" (2020). E ancora, tra l'altro, ha pubblicato, “Il ministro anarchico” (2004), “Sul conformismo di sinistra” (2005), “Roma vista controvento” (2015), “LOve. Discorso generale sull'amore” (2018), "Quando c'era Pasolini" (2022). Nel 2013 ha ricevuto il Premio della satira politica di Forte dei Marmi. Teledurruti è il suo canale su YouTube. Il suo profilo Twitter @fulvioabbate