Il raccolto incalza, nei campi, e non c’è la manodopera necessaria. La frutta marcisce nei filari. Quella che arriva nei supermercati è rincarata in media dell’8%, la verdura del 5%, e mentre le imprese agricole cercano disperatamente chi possa dare una mano, seicentomila migranti già presenti sul territorio nazionale non possono essere assunti, perché irregolari. Il problema riguarda tutte le regioni, quelle del Mezzogiorno in modo particolare. La ministra dell’Agricoltura, Teresa Bellanova, spinge per una rapida sanatoria e minaccia le dimissioni. A infiammare il dibattito è il capo politico del Movimento 5 Stelle Vito Crimi che dice no a una regolarizzazione. Bellanova, che da giovane è stata bracciante agricola in Puglia, scommette tutto: «Non sono qui per fare tappezzeria, è un tema cruciale e ne va della mia permanenza», dice poco prima di incontrare Conte.

Il presidente del Consiglio, pugliese come lei, sembra propendere per la sanatoria, ma l’ala destra del Movimento fa le barricate e in serata viene indetto un incontro della delegazione Cinque Stelle al governo. «Mezzo gruppo alla Camera è in rivolta», ci viene detto da una attendibile fonte interna. E arrivano anche le dimissioni della deputata Rosalba De Giorgi, guarda caso pugliese pure lei. Gli ex Cinque Stelle sono ormai tanti da formare una componente all’interno del Misto. Si chiamano da oggi “Popolo protagonista, Alternativa popolare”. Ne fanno parte gli ex M5s Gianluca Rospi, Michele Nitti e Antonio Zennaro, ma i battenti sono aperti e altri sono pronti a confluire.

Dal governo, Teresa Bellanova non le manda a dire. «Io sono una combattente, se assumo un incarico faccio di tutto per portare a compimento gli obiettivi che ci diamo. Non sto facendo una battaglia strumentale, non sto facendo una battaglia per acquistare consenso, visto che queste persone (gli irregolari, ndr) non votano, sto facendo una battaglia di civiltà, di rispetto delle persone e della leale concorrenza. È evidente che se dovessero prevalere una opposizione strumentale e una mancanza di coraggio, è la mia permanenza in questo ministero che sarebbe del tutto inutile perché se si assume una responsabilità di governo si assume anche l’onere e l’onore di dover dare risposte ai problemi». È il reggente dei Cinque Stelle, Crimi, che rischia di andare alla rottura con gli alleati. Matteo Orfini fa sapere di sostenere al cento per cento la ministra Bellanova.

Ma anche gli azionisti di maggioranza Dem, Del Rio e Orlando, si schierano per la sanatoria. Leu fa un comunicato a sostegno. La battaglia non è di minoranza. Lo stesso premier non fa mistero di apprezzare Bellanova: «I ministri di Italia Viva Bellanova e Bonetti, come pure il deputato Marattin stanno offrendo utili contributi al fine di definire un programma di interventi che non si limitino a rimediare agli effetti negativi dell’epidemia ma che pongano le basi per una pronta ripresa del tessuto produttivo». D’altronde alla soluzione della sanatoria migranti era giunta la stessa ministra dell’Interno, Lamorgese.

Lo ricorda Bellanova: «Non ho sentito Crimi oggi (ieri, ndr), ma nemmeno nei giorni scorsi. Io ho lavorato con la ministra Lamorgese e con la ministra Catalfo sono rimasta a ieri sera che mi avrebbe fatto sapere la sua opinione sulla mediazione raggiunta. Io aspetto questa opinione». Catalfo aspetta evidentemente il via libera dal Movimento, che però paga lo scotto della sede vacante. Il reggente non regge con equilibrio, par di capire, e l’assalto dell’ala dura di Lezzi e Di Battista è lì a ricordargli che da settimane si perde tempo e non si fissa la data per gli Stati Generali.
Gennaro Migliore, Italia Viva, chiede agli alleati dei Cinque Stelle di tagliare il cordone ombelicale con la Lega.

«Sconcertante l’atteggiamento negativo di Crimi sulla proposta di regolarizzazione dei migranti di Teresa Bellanova. Noi siamo in un governo che non è più quello con Salvini, vorrei che tutti lo ricordassero. Oggi questa regolarizzazione serve ad affrontare un problema sanitario urgente, per non avere nessuna zona grigia nel monitoraggio e la cura del Coronavirus. Ma soprattutto mette lo Stato dalla parte della legalità». E la senatrice Paola Nugnes, uscita dal Movimento già da tempo: «Pensavamo di esserci lasciati indietro il governo leghista l’estate scorsa, e invece le parole di Crimi sui migranti ci fanno fare un salto indietro nel tempo».

Anche gli addetti ai lavori di Confagricoltura hanno preso posizione, con il presidente degli agricoltori, Massimiliano Giansanti, che è andato a incontrare ieri il premier Conte e i ministri Bellanova, Catalfo, Gualtieri e Patuanelli . «Alcuni comparti agricoli sono in forte sofferenza o fermi del tutto», ha avvisato. Servirebbero lavoratori nei campi. Ma un sondaggio, finito nelle mani di Crimi, Bonafede e Di Maio, l’ala destra M5S, avrebbe consigliato di impedire la soluzione del problema. Tante, troppe braccia sottratte all’agricoltura.