Se c’è un tema che avrebbe dovuto caratterizzare il cambio di passo dal Conte1 al Conte2 è quello dei migranti. Ma proprio su questa questione così delicata l’esecutivo giallorosso sta dimostrando la sua debolezza. Prima ha accettato la chiusura dei porti con la scusa del Covid, adesso non fa sua la bandiera proposta da Teresa Bellanova di Italia viva. Regolarizzare i migranti, come ha spiegato la ministra, avrebbe molteplici significati ed effetti: sarebbe uno schiaffo ai razzisti, riconoscerebbe i diritti a chi è già in Italia e i decreti sicurezza hanno messo nell’angolo, farebbe emergere il lavoro nero, sarebbe un passo deciso contro il caporalato e, in una fase così delicata, in cui mancano i lavoratori per la raccolta nei campi, aiuterebbe concretamente un settore piegato dal virus. Invece il Pd, che a parole sostiene la proposta di Bellanova, di fatto prende tempo e solo davanti alle minacce della ministra di dimettersi sta mostrando la volontà di muoversi.

La priorità è tenere in vita il governo, il che sarebbe anche auspicabile e comprensibile, se non fosse che su altri temi il Pd non ha avuto la stessa attenzione per appianare le differenze. Non l’ha avuta, per esempio, sui temi della giustizia. Davanti alle proteste per la riforma della prescrizione che venivano non solo da altre forze di governo, ma soprattutto dai penalisti italiani, il Pd ha preferito dare priorità non alle proprie convinzioni, ma al patto con i Cinque stelle. Così sta accadendo sulle scarcerazioni: i dem sono al seguito dei grillini, schiacciati sulle loro posizioni iper giustizialiste. Perché allora questa volta, su un tema che invece condividono, o almeno dicono di condividere, come affermato ieri dal ministro Francesco Boccia, non sono altrettanto pronti a prendere una posizione netta?

Il dubbio che viene è che l’attenzione alla maggioranza arrivi solo quando il rapporto da preservare è quello con i grillini. Peccato. Perché a forza di preservare un rapporto, la sensazione è che il Pd si stia facendo sussumere dagli amici a Cinque stelle. Ma non doveva essere il partito di Zingaretti, che nella testa di alcuni suoi esponenti, doveva in qualche modo annientare il movimento populista? Al momento sembra il contrario. E c’è solo un modo per dimostrare che non è così, che i dem hanno ancora una loro autonomia e identità: fare loro la battaglia di Bellanova e non lasciare più spazio a equivoci. I migranti devono essere una bandiera su cui non tentennare.