Da quando si è incominciato a vedere il traguardo di fine mandato la sindaca di Roma Virginia Raggi va avanti un taglio del nastro alla volta. Sarà una coincidenza se tutti i lavori del quinquennio diano i suoi frutti a poche settimane dalle elezioni comunali, e ora Raggi prova a raccoglierli, anche se alcuni sono decisamente acerbi.

Ieri all’Eur è arrivata l’ultima opportunità. Insieme a Lorenza Fruci, assessora alla crescita culturale, e a Eleonora Guadagno, presidente della commissione Cultura, sono andate al museo della Civiltà romana (chiuso da 8 anni) per presentare ai cittadini il nuovo Planetario. Anche se l’apertura prevista non sarà comunque entro quest’anno.

Per aggiornare l’impianto elettrico del complesso, le poltrone e affittare il nuovo proiettore capace di riprodurre in alta definizione i confini del cosmo sono stati spesi 700mila euro. Altri 1,2 milioni sono stati stanziati per il ripristino della sala del plastico della Roma imperiale progettata dall’architetto Italo Gismondi. E dal Recovery Plan arriveranno altri 18 milioni per la messa in sicurezza dello stabile.

Lo sbrigativo taglio del nastro è avvenuto con diversi mesi di anticipo, e in ogni caso, esclusi i test-show di ieri, il pubblico non arriverà prima del 2022. Il superproiettore poi è un caso a parte. Per il solo noleggio e manutenzione biennale, affidata a Zètema (la stessa società che ha curato la mostra del microcredito e le gigantografie della sindaca sparse per la città, poi rimosse perché accusate di essere “spot elettorali coi soldi pubblici”), sono stati spesi 181mila euro.

La fretta di annunciare e inaugurare del Campidoglio in vista del primo turno però ha sbloccato anche qualche situazione intricata che si protraeva da tempo come quella della Casa delle Donne a Trastevere, o anche come l’intitolazione del Teatro Valle (chiuso da 11 anni) a Franca Valeri.

Più improvvido è stato l’annuncio a inizio settembre della posa della prima pietra del museo della Shoah che ha scatenato una durissima reazione della Comunità ebraica di Roma tanto da prendere le distanze e bollarlo come un evento elettorale costringendo la sindaca ad annullarlo. Riuscirà Virginia Raggi a vedere realizzati tutti questi progetti? Il futuro è scritto nelle stelle, forse non quelle del Planetario però.

Riccardo Annibali