I tre colpi esplosi verso Luigi Caiafa, minorenne che non aveva risposto all’“alt polizia” durante una rapina, furono un “legittimo uso delle armi”: per questo motivo la Procura ha chiesto l’archiviazione per l’ispettore di polizia indagato per la morte del giovane rapinatore, che fu ucciso all’angolo tra via Duomo e via Marina a Napoli lo scorso ottobre.

Decisiva per le indagini è stata la testimonianza dei soggetti presenti sul posto e delle vittime della rapina, compiuta da Caiafa insieme al complice Ciro De Tommaso, figlio del capo ultras del Napoli Genny ‘a Carogna, arrestato con l’accusa di rapina, resistenza, ricettazione (lo scooter sul quale si trovavano è risultato rubato) e porto d’armi (il giovane era in possesso di un coltello con lama di 7 centimetri).

I due, in sella ad uno scooter e armati, presero di mira alcuni ragazzi in una Mercedes. Secondo la ricostruzione dei periti del pm, tutto avvenne in meno di due secondi: tre colpi esplosi in rapidissima successione. Due di questi raggiunsero Caiafa: uno allo zigomo, fuoriuscendo dal collo, mentre un altro sarebbe entrato dal dorso, fuoriuscendo dall’addome. Il questore di Napoli, Alessandro Giuliano, vietò i funerali per il ragazzo.

Il padre di Luigi, Ciro, morì il 31 dicembre 2020 in un agguato a San Lorenzo mentre si tatuava. Lo scorso 5 febbraio il Comune di Napoli ha anche cancellato un murales in suo onore realizzato in via Sedil Capuano, nei pressi di via dei Tribunali, in un’operazione di rimozione di altarini e insegne che ricordino persone morte riconducibili alla criminalità cittadina.

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Napoletano, Giornalista praticante, nato nel ’95. Ha collaborato con Fanpage e Avvenire. Laureato in lingue, parla molto bene in inglese e molto male in tedesco. Un master in giornalismo alla Lumsa di Roma. Ex arbitro di calcio. Ossessionato dall'ordine. Appassionato in ordine sparso di politica, Lego, arte, calcio e Simpson.