Martedì 26 maggio, dalle ore 15:30 nella Sala degli Atti Parlamentari del Senato della Repubblica, si terrà il convegno “Marco Pannella e il diritto alla conoscenza a 10 anni dalla morte del leader radicale”. Un convegno aperto al pubblico in cui prenderanno la parola alcuni degli esponenti e amici di una vita del leader radicale.

Quando Pannella uscì per l’ultima volta dalla sede del Partito Radicale

Erano le 16 circa di un giorno di inizio febbraio 2016 quando Marco Pannella decise di uscire dalla sede del Partito Radicale e andare a casa. Disse che era “un po’ stanchino” quindi chiamai un taxi, salutammo i compagni presenti nel salone delle riunioni e delle conferenze e uscimmo in ascensore. Pannella che lascia il partito per andare a casa alle 16 era cosa assai rara. E infatti non ci avrebbe più fatto ritorno. Dormì per quasi due giorni. Cancellammo tutti gli appuntamenti, inclusa la conversazione settimanale della domenica con Massimo Bordin. Senza saperlo, era iniziata la “quarantena”, ma non servì molto tempo per comprendere, lui in primis, che il momento si stava avvicinando. Pochi giorni dopo, infatti, mentre organizzavamo alcune visite di amici, disse: “stiamo insieme finché non succede tutto”.

Quelle visite che aveva cominciato a ricevere quasi quotidianamente, da esponenti istituzionali, avversari politici, amici e compagni radicali, e che sarebbero proseguite fino al 17 maggio, furono la sua principale fonte di energia dei suoi ultimi cento giorni. Fedele al tuo motto “inermi, ma non inerti”, l’altra fonte era costituita, naturalmente, dalle riunioni che continuava a fare in collegamento video con la sede di Via di Torre Argentina. Furono le settimane infatti in cui tornò a porre la questione della situazione carceraria e della giustizia in Italia, e dell’approdo in sede ONU, al Consiglio sui Diritti Umani, del tema del diritto alla conoscenza.

Pannella e la morte: “Voleva conquistarsela”

Due giorni prima di andarsene smise di fumare. Fu un segnale inequivocabile. L’indomani lo portammo in clinica. Della morte, Marco diceva che avrebbe voluto conquistarsela, con consapevolezza, facendosi trovare il meno impreparato possibile. Facile a dirsi. Credo però che le tante persone che lo hanno salutato e quindi accompagnato nell’ultimo tratto della sua vita siano state questo. Negli ultimi mesi ha continuato con tutti loro a parlare di politica, di vita, di amicizia. Questo gli ha consentito di affrontare gli ultimi momenti con serenità. In un momento di forte emozione, due giorni prima di mancare, mi disse: “Piango anch’io, con felicità”.