I napoletani alzano la voce, la città sollecita prati in fiore, aria pura e la frescura che solo gli alberi riescono a regalare in queste splendide e assolate giornate. Dal Comune arriva una risposta a metà. Anzi non arriva proprio perché basta girare un po’ la testa per scoprire che via Marina – un punto di accesso per chi arriva a Napoli in auto – si presenta con una serie di aiuole abbellite con alte palme in stile Las Vegas, ma con una base piena di rifiuti ed erbacce al posto delle piante in fiore. A due passi da Palazzo Reale, in via Cesario Console, sotto l’ombra degli alberi un terrificante prato giallo, sterpaglia, a memoria di un’erbetta morta per sete.

La villa comunale, proprio all’ingresso di piazza Vittoria ha i cancelli “a lutto”: drappi neri impediscono ai passanti e ai titolari dei negozi di fronte di assistere a qualche obbrobrio – probabilmente spezzoni di alberi, mucchi di piante secche, cumuli di erbacce e spazzatura – nascosto agli occhi dei passanti. Nei mesi in cui acqua e olio di gomito dei giardinieri in strada dovrebbero togliere sete a piante, alberi e prati non c’è nessuno al lavoro. Luigi Felaco, assessore comunale al Verde, ieri era impegnato a rappresentare il sindaco Luigi de Magistris alla presentazione di un’opera di street art. In due giorni l’assessore e i suoi collaboratori non sono riusciti a rispondere a poche banali domande. «Il servizio è oberato di lavoro», ha chiarito il politico. Quando ieri mattina siamo andati a Palazzo San Giacomo per contattare almeno un collaboratore di Felaco, la risposta all’ingresso è stata gelida: in assessorato non c’è nessuno. E l’assessore si è addirittura stupito per quella che ha definito «un’auto-convocazione senza appuntamento».

Che dire, ringraziamo lo smart-working a oltranza. La maglia nera per il verde cittadino spetta alla prima municipalità, presieduta da Francesco de Giovanni. La villa comunale – abbandonata durante la pandemia come tutti gli spazi a verde della città – è in condizioni da cinque. L’erba è stata tagliata anche se, per sete, ha il colore di un tuorlo d’uovo. Pochi, pochissimi passanti, ma sono numerosi i proprietari di cani in un’area dove i controlli igienici e di sicurezza sono approssimativi. Il perfetto tandem sole-mare anche nella prima municipalità non si sposa con il verde offeso e maltrattato. Anzi, ignorato proprio dalle istituzioni mentre la città chiede, pretende e sollecita cura, attenzione e riqualificazione delle aree destinate a regalarci aria pura. Le richieste di affidamento di parchi e giardini senza fini di lucro richiedono un iter complesso, ma alla fine sopportabile se un privato ha intenzione di investire tempo e denaro per riqualificare un’area abbandonata. Proprio accanto al lido delle Monache, nei pressi del bagno Sirena un’area verde adiacente alla spiaggia libera è stata smembrata brutalmente un paio di anni fa.

Ruspe e grandi barconi per trasportare dall’altro lato della città – nell’Orto Botanico – una serie di piante rare e preziose. Bulldozer e pale per realizzare il degrado in cui versa ancora oggi quella zona. Le richieste di affidamento di spazi a verde dipendono dalle singole municipalità, ma il “si stampi” dipende da Palazzo San Giacomo. Dalla simpatia e dall’antipatia, dalla stima e dall’eventuale rancore che gli assessori – ma soprattutto il sindaco Luigi de Magistris – potrebbero nutrire nei confronti dei richiedenti. Rivalità politica, professionale, economica o semplice antipatia: ai “niet” di Palazzo San Giacomo è purtroppo difficile dare una precisa configurazione. Ma quei no si rivelano un handicap, quasi un dispetto per la città e per i napoletani.

Divieti singolari se si tiene presente che a centinaia di metri – parliamo di largo Sermoneta – accanto a una bella fontana (circondata da un paio d’anni da un’impalcatura in ferro per lavori mai cominciati) c’è un’aiuola affidata a un circolo nautico. No, evitiamo nomi: il Posillipo. Terreno più che secco, erbacce e neanche l’ombra di un progetto di riqualificazione. Comune e Municipalità ripetono di non avere giardinieri e semplici innaffiatori, ma anche i controllori – i signori di “Verde nella città” – si sono adeguati all’impegno di chi lavora nel competente assessorato comunale.