Alexei Navalny è stato trasferito in una colonia penale. Questo il nuovo capitolo del caso del dissidente avvocato 44enne russo del Presidente Vladimir Putin. A far sapere del trasferimento il capo dei servizi carcerari russo. Uno degli avvocati del dissidente, Olgo Mikhailova, aveva denunciato proprio l’imminente trasferimento dalla prigione di Mosca.

Navalny è stato condannato a due anni e mezzo di reclusione. “È stato trasferito esattamente nel luogo in cui deve stare in base alla sentenza del tribunale”, ha dichiarato il capo del servizio carcerario federale Alexander Kalashnikov, che non ha reso noto il nome dell’istituto dov’è stato trasportato Navalny. “Garantisco che non esistono minacce per la sua vita e la sua salute”, ha aggiunto Kalashnikov.

La settimana scorsa il tribunale di mosca ha confermato la pena a quasi tre anni per il blogger dopo il ricorso contro la condanna per violazione dei termini della libertà provvisoria, relativa a una condanna, anche questa controversa, per frode del 2014. Navalny è stato condannato anche per diffamazione per aver definito “traditore” un veterano della Seconda Guerra Mondiale che ha appoggiato pubblicamente la riforma della Costituzione che ha permesso il Presidente Putin di ricandidarsi al Cremlino fino al 2036. La scorsa settimana la Corte europea dei diritti umani aveva ordinato alla Russia di rilasciare Navalny sostenendo che la sua vita fosse in pericolo in prigione, ma Mosca ha respinto la richiesta.

Quello di Navalny – una figura comunque controversa, come dimostra la cancellazione da parte di Amnesty Internationale del suo nome tra i prigionieri di coscienza – è diventato un caso internazionale: lo scorso agosto è stato avvelenato. Soltanto un atterraggio di emergenza del suo volo di ritorno dalla Siberia ha impedito la morte. È stato intossicato con il Novichok, gas nervino utilizzato e perfezionato dai servizi dell’Unione Sovietica. Sospettati funzionari dei servizi segreti russi. Il 44enne dissidente è stato trasferito e curato a Berlino. Ha quindi, dopo essersi svegliato, deciso di tornare in patria, cosciente che sarebbe stato arrestato, lo scorso gennaio. La sua rete ha pubblicato intanto un’inchiesta, che ha avuto risonanza mondiale, sulla villa “segreta” di Putin sul Mar Morto. Proteste e manifestazioni come in Russia non se ne vedevano da anni si sono viste negli ultimi mesi a partire dall’avvelenamento e dall’arresto di Navalny.

Vito Califano