Il piano di Ursula Von Der Leyen per superare il regolamento di Dublino? Una delusione. «Il meccanismo di solidarietà, al contrario di quanto annunciato, implicherà una maggiore pressione sui Paesi di frontiera» – quindi anche per l’Italia – e poi «la sponsorizzazione dei rimpatri coniuga xenofobia e pragmatismo». Per Annalisa Camilli, giornalista di Internazionale, esperta dei fenomeni migratori, con le proposte presentate ieri la Commissione si è «piegata ai paesi di Visegrad», che non vogliono accogliere. Nel documento, si promette di “alleggerire i Paesi di primo ingresso”, ma nel “nuovo Patto sulla migrazione e l’asilo” il principio resta, e si prevede la possibilità per chi non voglia farsi carico dell’accoglienza di contribuire in altre forme alla eventuale “pressione” migratoria. L’esecutivo europeo dunque non si spinge a chiedere ai paesi più recalcitranti, il blocco di Visegrad appunto, di farsi carico dei migranti sbarcati soprattutto alla frontiera sud del Vecchio Continente ma auspica una “solidarieta’” e una serie di “forme flessibili di sostegno su base volontaria.

«Serve solidarietà e responsabilità», dice Ursula Von der Leyen, che parla di «un nuovo inizio» «per ricostruire la fiducia tra gli Stati membri e ripristinare la fiducia dei cittadini nel nostro capacità di gestire la migrazione come Unione». Il primo pilastro della proposta della Commissione prevede una procedura integrata all’ingresso dei migranti nell’area Ue, che per la prima volta prevede uno screening per identificare tutte le persone che attraversano le frontiere esterne europee senza autorizzazione o che vengono sbarcate dopo una operazione di salvataggio. Ciò comporterà anche un controllo sanitario e di sicurezza, rilevamento delle impronte digitali e registrazione nella banca dati di Eurodac. La Commissione chiede «decisioni rapide in materia di asilo o rimpatrio, fornendo una rapida certezza per le persone i cui i casi possono essere esaminati rapidamente». La proposta di Bruxelles inoltre, prevede “la sponsorizzazione dei rimpatri”: «non tutti gli Stati accetteranno i ricollocamenti», ammette il vicepresidente della Commissione, Margaritis Schinas, «e con questa sponsorizzazione gli Stati membri sotto pressione possono chiedere aiuto e riceveranno assistenza» sul rimpatrio del migrante senza diritto di restare in Europa. Il nuovo sistema consentirà allo Stato che ‘sponsorizza’ il rimpatrio di occuparsi dei casi sui quali ha maggiori possibilità di riuscita, ad esempio ricorrendo agli accordi bilaterali già esistenti con Paesi terzi.

Il secondo pilastro è l’equa condivisione di responsabilità e solidarietà. Gli Stati membri «saranno tenuti ad agire in modo responsabile e solidale gli uni con gli altri. Ogni Stato membro, senza alcuna eccezione, deve contribuire in modo solidale nei momenti di stress, per aiutare a stabilizzare la situazione generale del sistema, sostenere gli Stati membri sotto pressione e garantire che l’Unione adempia al suo impegno umanitario e ai suoi obblighi». Gennaro Migliore, Italia Viva, la prova a leggere costruttivamente: «È un passo in avanti, quando dice che si supera Dublino. Mette in luce chi è amico dell’Italia e chi non lo è. Credo che anche i sovranisti di casa nostra dovranno rendersi conto che c’è un’Europa che cerca di risolvere le questioni e una che riversa gli oneri solo su di noi. Bisogna fare una scelta di campo».

Una lettura diversa la danno i giuristi: «Un doppio principio che non mi convince», dice Gianfranco Schiavone, Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione. «Un processo che esternalizza il diritto d’asilo e trasforma l’Italia in una piattaforma di vigilanza. Ci si aspettava di più sul meccanismo di ricollocamento. L’unico punto fermo su cui il testo è preciso è la riproposizione di un ulteriore sforzo con paesi terzi per limitare i nuovi arrivi e favorire i rimpatri, ma è un copia-incolla di testi precedenti. Un rimando a soluzioni già esplorate e già fallite».
Annalisa Camilli, che si è occupata di migranti anche nel suo ultimo volume, La legge del mare, uscito con Rizzoli, è altrettanto scettica. «Ursula Von der Leyen aveva parlato del superamento di Dublino, qui delude. Questo meccanismo di solidarietà, al contrario di quanto annunciato, implicherà una maggiore pressione sui Paesi di frontiera. Le frontiere saranno rafforzate e sarà richiesto un meccanismo rapido dell’esame delle richieste di asilo.

Dunque il dispositivo prevede un carico maggiore per noi. E la parola solidarietà la vedo usata in maniera paradossale, come bizzarro è l’indenizzo compensativo: chi non accoglie dovrà pagare i Paesi di frontiera affinché respingano. La sponsorizzazione dei rimpatri coniuga xenofobia e pragmatismo. La Commissione piegata ai paesi di Visegrad», conclude. Lorenzo Marsili, European Alternatives, parla di «Patto europeo per le espulsioni». Un meccanismo che «Mette l’enfasi sui meccanismi di espulsione, minaccia l’indurimento delle frontiere: niente visti, niente redistribuzione, solo una Unione che si mette nelle mani delle forze sovraniste e populiste. E manca totalmente una parola sul mezzo milione di persone che vengono torturate nei campi di prigionia in Libia. L’Europa poteva dire una parola ma neanche questa volta lo ha fatto». La Commissione, accesi fari sulla gestione dei migranti, rinfocola la posizione ribadita al governo da Nicola Zingaretti, deciso a mandare in archivio i decreti Salvini.

Romano e romanista, sociolinguista, ricercatore, è giornalista dal 2005 e collabora con il Riformista per la politica, la giustizia, le interviste e le inchieste.