E così Simone Uggetti sarà processato per la quarta volta, dopo che la Cassazione ha annullato con rinvio la sentenza di assoluzione del processo d’appello. Non è un fatto inconsueto, in un sistema giudiziario con tre gradi di giudizio. Ma il problema per l’ex sindaco Pd di Lodi è che da quel 3 maggio del 2016, giorno in cui gli misero le manette, non è mai cessata la lunga vera inquisizione del circo mediatico-politico che sempre accompagna le “disgrazie” giudiziarie di politici e pubblici amministratori. Per cui finisce che la gogna, accompagnata al sadismo inutile della custodia cautelare in carcere, prende il sopravvento sullo stesso processo, che dovrebbe essere, oltre che giusto e rapido, anche freddo. Distaccato. Ma c’erano le elezioni comunali a Lodi in quel 2016, e ci sono anche quest’anno, il prossimo 12 giugno.

Ora a Lodi governa il centrodestra e c’è un sindaco della Lega, con una sequenza naturale per cui quando una bufera giudiziaria si abbatte su una parte politica, nelle urne poi gli elettori votano la parte opposta. E nessuno capisce mai quanto poco sia conveniente puntare la campagna elettorale sulla speranza che qualche piccola tangentopoli locale vada a colpire gli avversari, di cui poi spartirsi le spoglie. Per questo l’iniziativa di Luigi Di Maio, che un anno fa, con una lettera al Foglio, dopo l’assoluzione di Uggetti in appello, manifestò un processo di revisione su certi comportamenti di cui si era reso protagonista insieme a suoi compagni di partito e alla Lega, in quella campagna elettorale del 2016 a Lodi, potrebbe segnare un importante segnale di svolta. Certo, non per gente come quella del Fatto quotidiano, che irride oggi, dopo che la Cassazione ha imposto il quarto grado di giudizio, il ministro degli Esteri e gli fa il verso, istigandolo a chiedere scusa a pm e giudici. Come se fosse arrivata una condanna. Ma come se, soprattutto, il vero processo dovesse continuare a essere celebrato nelle piazze con i roghi e la caccia all’uomo.

Il segnale di svolta sarebbe importante non solo per un cambiamento culturale che riguarda tutti, necessario oggi più che mai, con la fiducia nella giustizia ai minimi storici, un po’ come era accaduto dopo il caso Tortora cui era seguito un referendum con la vittoria schiacciante dei Sì sulla responsabilità civile delle toghe. Sarebbe un’occasione anche per gli stessi magistrati, sia per i pubblici ministeri che per i giudici. E la stessa vicenda dell’ex sindaco di Lodi è veramente esemplare. Siamo sicuri che l’arresto di Simone Uggetti non sia stato il frutto di una contaminazione politica, di un clima, che ha coinvolto un po’ tutti? L’accusa, che coinvolgeva altre tre persone oltre al sindaco, riguardava la sospetta violazione dell’articolo 353 del codice penale sulla turbativa d’asta. È uno di quei reati “scivolosi”, che paiono inseguire gli amministratori locali lungo tutto il corso del loro mandato. Intanto perché lo stesso legislatore ha peccato di genericità, quando, nell’elencare, in modo ampio e preciso, tutti gli elementi idonei a turbare una gara (“violenza o minaccia”, “doni, promesse, collusioni”), ha voluto aggiungere l’espressione “altri mezzi fraudolenti”, aprendo una vera prateria di possibilità. Amplissima discrezionalità per gli inquirenti dunque, e mille lacci e lacciuoli in più per l’amministratore.

Giurisprudenza spesso contraddittoria, dunque. Meno di un mese fa a Milano sono stati assolti in appello dal reato di turbativa d’asta il ministro Massimo Garavaglia e il senatore Mario Mantovani. Il primo era stato assolto in primo grado, ma il pm aveva fatto ricorso. Brutta abitudine, questa dei pubblici accusatori, di affezionarsi in modo così appassionato alla propria ipotesi, da non accettare il verdetto dei giudici, quando assolvono. Quanto a Mantovani poi, era stato addirittura condannato in primo grado. La “turbativa” era consistita, per ambedue, in qualche telefonata, in una gara per il trasporto di dializzati, perché i titolari di una Croce operativa nel settore, rivendicava la difesa del proprio territorio. Che era quello dell’assessore regionale lombardo Garavaglia. Non solo per motivi elettorali, ma anche per la difesa dei propri concittadini, sindaci e assessori hanno molto a cuore la “territorialità” nelle scelte operative, anche nelle gare.

È un po’ quel che è successo a Simone Uggetti nella vicenda di quelle due piscine che, al contrario di quel che dicevano i giornali dell’epoca in cui fu arrestato, riguardava qualche spicciolo, poche migliaia di euro, e non milioni e milioni. Ora, quale sindaco o assessore non ha esplicitato ai propri funzionari addetti alla preparazione dei bandi di gara le proprie preferenze per esempio per la qualità del progetto rispetto a proposte di minimo ribasso, piuttosto che il legame al territorio di una società o i suoi rapporti pregressi con l’amministrazione comunale? Quest’anno ci sono le elezioni, a Lodi. Freddezza, per favore. E politica. E buona amministrazione. Niente vendette. E niente intervento di pubblici ministeri. Per favore, il centrodestra non parli più del caso Uggetti, a meno che non sia per farsi perdonare i fattacci di sei anni fa. E il centrosinistra non cerchi capri espiatori. Fate tutti tesoro di quella lettera di Luigi Di Maio.

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Politica e giornalista italiana è stata deputato della Repubblica Italiana nella XI, XII e XIII legislatura.