La Segreteria di Stato vaticana ha pubblicato ieri un voluminoso rapporto, oltre 450 pagine, contenente tutta la documentazione sulle vicende che hanno visto protagonista il cardinale statunitense Theodore McCarrick, potente arcivescovo di Washington, ridotto allo stato laicale da Papa Francesco. Emerge la rete di falsità, omissioni, sottovalutazioni, che hanno protetto e favorito la carriera del 90enne ex-arcivescovo, tacendo sugli abusi sessuali su minorenni e maggiorenni, commessi decenni fa con l’aggravante dell’uso della confessione e dell’abuso di potere nei confronti di seminaristi con cui intratteneva rapporti intimi. Al momento della nomina ad arcivescovo di Washington, nel 2000, la Santa Sede ha agito sulla base di informazioni “parziali e incomplete”.

Si sono verificate “omissioni e sottovalutazioni”, sono state compiute scelte poi rivelatesi sbagliate, anche perché, nel corso delle verifiche a suo tempo richieste, non sempre le persone interrogate hanno raccontato tutto ciò che sapevano. Fino al 2017, sebbene molti sapessero, nessuna accusa circostanziata ha mai riguardato abusi o molestie ai danni di minori. «Nessuno ha fornito alcuna documentazione sugli addebiti», si legge nel rapporto in cui si specifica che sono emersi dalle testimonianze “racconti traumatizzanti”. Il testo porta alla luce una lettera che l’ex porporato scrisse all’allora segretario particolare del Pontefice polacco, mons. Stanislaw Dziwisz, proclamandosi innocente. E venendo creduto. In precedenza un invito alla cautela da parte del cardinale O’Connor, arcivescovo di New York, che aveva raccolto voci e denunce anonime, era stato prima accolto dalla Santa Sede e poi messo da parte.

Ma solo nel 2017, con il cardinale ormai pensionato, venne avviato il processo canonico. Ora la ricostruzione della vicenda, con particolare attenzione a ciò che è accaduto negli anni “dentro” la Chiesa, è arrivata, grazie al rapporto fortemente voluto da Papa Francesco. Si tratta di 450 pagine, basate sull’esame di numerosi documenti dei vari Dicasteri della Curia romana e della Nunziatura di Washington, cui si aggiungono 90 interviste testimoniali, raccolte fra maggio 2019 e ottobre 2020, a prelati, cardinali e vescovi degli Stati Uniti, ex seminaristi e sacerdoti informati sui fatti. Il dossier non affronta la questione della colpevolezza dell’ex cardinale per il diritto canonico, poiché già definita dal processo della Congregazione per la Dottrina della fede, e conclusosi con le dimissioni dallo stato clericale. «Pubblichiamo il rapporto con dolore per le ferite che la vicenda ha provocato alle vittime, ai loro familiari, alla Chiesa negli Stati Uniti, alla Chiesa Universale», ha detto il segretario di Stato Vaticano, Pietro Parolin, commentando la diffusione del dossier.

«Come ha fatto il Papa, anch’io ho potuto visionare le testimonianze delle vittime contenute negli ‘Acta’ sui quali il rapporto è basato e che sono depositate negli archivi della Santa Sede. Il loro contributo è stato fondamentale», spiega Parolin. E aggiunge che «negli ultimi due anni, mentre veniva condotta l’indagine che ha portato a questo dossier, abbiamo fatto dei passi in avanti significativi per assicurare maggiore attenzione alla tutela dei minori e interventi più efficaci per evitare che certe scelte avvenute in passato possano ripetersi». Ma «dalla lettura del documento emergerà che tutte le procedure, compresa quella della nomina dei Vescovi, dipendono dall’impegno e dall’onestà delle persone interessate».

«Nessuna procedura, conclude il cardinale Parolin, anche la più perfezionata, è esente da errori, perché coinvolge le coscienze e le decisioni di uomini e di donne. Ma il dossier avrà degli effetti anche in questo: nel rendere tutti coloro che sono coinvolti in tali scelte più del peso delle proprie decisioni o delle omissioni». E conclude: «Sono pagine che ci spingono a una profonda riflessione e a chiederci che cosa possiamo fare di più in futuro, imparando dalle dolorose esperienze del passato».