L’Italia è ventesima in Europa per il grado di digitalizzazione dei servizi sanitari, nettamente al di sotto degli altri principali Stati membri dell’Unione. Secondo il rapporto “Innovative Europe. The Way Forward” dell’Istituto per la Competitività (I-Com) i pazienti italiani non possono ancora prenotare visite mediche online né utilizzare lo smartphone per interagire con gli ospedali e le strutture sanitarie. Inoltre, gli utenti del Ssn non hanno una password per svolgere procedure sanitarie. Danimarca, Olanda e Finlandia offrono performance decisamente migliori, mentre Romania, Polonia e Bulgaria occupano il fondo della classifica. Le difficoltà dell’Italia, secondo il presidente dell’istituto Stefano da Empoli, dipendono soprattutto “dalla frammentazione delle competenze in materia tra i diversi livelli di governo coinvolti e le regioni”. Secondo l’economista, “la mancanza di coordinamento, insieme a un trend decrescente degli investimenti pubblici in Ict, spiega il ritardo dell’Italia”.

Insieme con la volontà politica e il funzionamento delle istituzioni, l’altro ostacolo alla crescita della sanità digitale sono le risorse necessarie per il cambio di passo. E nel frattempo Covid-19 si ripresenta. La seconda ondata potrebbe durare a lungo, con gravi effetti sull’economia. E allora? “Abbiamo il Mes: nessuno stato membro lo ha chiesto finora, ma noi incoraggiamo gli Stati a usarlo”, ha affermato Paolo Gentiloni, commissario europeo all’Economia, nella recente conferenza stampa al termine dell’Eurogruppo. Già nella scorsa estate, nel corso di un’audizione nel Parlamento italiano, il commissario era stato chiaro: “Il Mes è fondamentale per rafforzare la resilienza dei sistemi sanitari. Le condizionalità ‘macroeconomiche’ che hanno caratterizzato la crisi precedente sono state eliminate per queste linee di credito straordinarie destinate alla sanità”. D’altra parte il Next Generation Eu approvato dal Consiglio europeo di luglio non sarà disponibile prima della metà del 2021. Perché rinunciare dunque a oltre 36 miliardi per l’Italia?