Trenta razzi, 35 morti e 134 feriti. È questo il bilancio provvisorio dell’offensiva lanciata dalla Russia nell’ovest dell’Ucraina, con i missili del Cremlino che alle prime luci dell’alba hanno colpito la base militare di Yavoriv, a 30 chilometri a nordovest da Leopoli (Lviv) e a 25 dal confine con la Polonia.

Trenta razzi che hanno devastato l’International Center for Peacekeeping and Security, con le sirena di allerta che hanno risuonato dalle tre di notte alle del mattino. 

Un attacco pesantissimo e simbolico: la base, come riporta la BBC inglese, è stata creata nel 2007 per addestrare le forze armate ucraine, soprattutto per le missioni di peacekeeping, ospita regolarmente anche truppe internazionali e al suo interno la Nato addestra allo sminamento i militari ucraini e di altre nazioni.

Un attacco che ha fatto scattare l’immediato allarme nel governo di Kiev, col  ministro della difesa ucraino Oleksii Reznikov che su Twitter parla di “attacco terroristico sulla pace e la sicurezza vicina al confine con Ue e Nato”, chiedendo all’Occidente di “agire per mettere fine a questo” e invocando la “chiusura dei cieli”, la no-fly zone sempre negata dalla Nato.

Per l’Alleanza atlantica il bombardamento a Yavoriv è un chiaro segnale da parte russa. Il Cremlino proprio nella giornata di ieri, sabato 12 marzo, aveva avvertito la Nato e l’occidente che avrebbe considerato “obiettivi militari legittimi” i convogli per la consegna di armi dall’Occidente all’Ucraina.

Sempre il ministro della Difesa ucraino Reznikov ha sottolineato che all’interno della base di Yavoriv stavano lavorando degli istruttori militari stranieri.

Romano di nascita ma trapiantato da sempre a Caserta, classe 1989. Appassionato di politica, sport e tecnologia