Si tratta di fuga: in queste ore, in questi giorni, in questi mesi. Sempre più firme ed editorialisti hanno lasciato il quotidiano La Repubblica per approdare ad altre testate. Da oggi passa a Domani anche Stefano Balassone. La notizia del giorno però riguarda Roberto Saviano: il giornalista e scrittore napoletano, che dal 2006 è sottoposto a una severo protocollo di protezione per via delle minacce ricevute dopo il suo romanzo no-fiction Gomorra, bestseller che ha ispirato un film omonimo e un’omonima serie tv, lascia il quotidiano fondato da Eugenio Scalfari per il Corriere della Sera.

“L’ingresso di Roberto Saviano tra le grandi firme di Corriere della Sera rafforza ulteriormente la già ampia offerta di approfondimento e di inchiesta del quotidiano e del settimanale 7. Un’informazione autorevole e di grande qualità riconosciuta dai nostri lettori che anche nel 2020 hanno confermato Corriere della Sera primo quotidiano in Italia in edicola e online, con oltre 29 milioni di utenti medi mensili e premiato l’intero sistema del quotidiano che ha registrato oltre 300 mila abbonamenti digitali”, ha dichiarato Urbano Cairo, presidente e amministratore delegato di RCS Mediagroup. “Al Corriere della Sera arriva un grande giornalista, un intellettuale, autore di inchieste coraggiose e di analisi di qualità sulla nostra società. Roberto Saviano darà un contributo rilevante all’ulteriore sviluppo del nostro sistema informativo, su carta e digitale, per un giornalismo sempre più serio, pluralista e indipendente”, questo il benvenuto del direttore del quotidiano di via Solferino Luciano Fontana.

 

Saviano collaborerà con editoriali, inchieste, video-inchieste, podcast e con una rubrica sul settimanale 7. Il Gruppo GEDI gli aveva affidato la rubrica L’antitaliano, precedentemente firmata da Giorgio Bocca. “Sono trascorsi più di 13 anni da quando Ezio Mauro mi chiamò a scrivere per la Repubblica … oggi saluto le colleghe e i colleghi, le lettrici e i lettori del giornale che negli anni ha dato spazio alle mie battaglie, alle mie riflessioni, alle mie parole. Saluto tutte le amiche e gli amici di Repubblica, persone speciali che mi sono state vicine e spesso mi hanno protetto in questi lunghi 13 anni”, ha confermato e salutato Saviano dal suo account Facebook. Quali sono stati però i motivi dell’addio?

Al momento nessuna spiegazione da parte dello scrittore napoletano. Di certo il suo addio si aggiunge a quello di numerose altre firme di Repubblica nei mesi scorsi: Gad Lerner, Carlo Verdelli, Bernardo Valli, Enrico Deaglio, Luca Bottura, Attilio Bolzoni e Pino Corrias. E tra gli altri i giornalisti di inchiesta in forza a L’Espresso, e oggi a Domani, Emiliano Fittipaldi e Giovanni Tizian. Nessuna specifica da parte di Saviano. Sul sito e pagina Facebook a lui dedicata e a lui vicina, Roberto Saviano – Traduzioni, si legge comunque una risposta dell’admin a un’italiana che da anni vive all’estero che si chiede il perché di questo passaggio. “L’anno scorso la Repubblica è passato al Gruppo GEDI di proprietà della famiglia Agnelli e da allora il quotidiano è visibilmente cambiato. Oltre a Roberto diversi altri collaboratori storici hanno lasciato la redazione o sono stati rimossi”. Non è quindi da escludere la pista delle divergenze editoriali o giornalistiche che già avevano allontanato le altre firme.

Professionereporter aveva scritto che lo strappo tra Bolzoni e la nuova direzione del giornale era motivato dalla “minore attenzione che la Repubblica di Maurizio Molinari riserva ai temi della criminalità mafiosa al Sud”. Gad Lerner, passato a Il Fatto Quotidiano, aveva invece spiegato come “in poche settimane Repubblica è già cambiata. Non la riconosco più. Per questo, pur ringraziando il nuovo direttore che mi aveva chiesto di proseguire la collaborazione, preferisco interromperla qui”. Da parte di Saviano, lo ricordiamo, nessuna esternazione simile. Che Repubblica non sia più la stessa di un anno fa, prima del passaggio di mano da Verdelli a Molinari, e dell’arrivo degli Agnelli, non è però un mistero.