Da più di un anno non governano più insieme e se ne dicono di ogni. Ma scava scava, quando si discute del merito delle questioni o quando si tratta di scegliere dove indirizzare il Paese, Lega e Cinque Stelle più che nemici sono fratelli, che litigano, ma che in fondo si vogliono tanto, ma tanto bene. E soprattutto la pensano nello stesso modo. Come è il caso del referendum per il taglio della democrazia. È quanto emerge dalla pagina Facebook “Io voto sì” attraverso cui il gruppo parlamentare alla Camera del Movimento Cinque stelle sta finanziando anche la propaganda di Lega e Fratelli d’Italia. Non solo un interesse legato al voto, ma qualcosa di più, visto che Matteo Salvini viene definito “il capitano”, come lo chiamano i suoi fan. Ad accorgersi delle sponsorizzazioni e dell’insolito connubio è stato Giordano Masini, coordinatore della segreteria di +Europa. «Chiediamo un intervento immediato del presidente Fico e del Collegio dei questori, trattandosi di un uso improprio dei fondi dei gruppi parlamentari che non possono finanziare attività di propaganda elettorale. Alla faccia dei risparmi sul taglio dei parlamentari propagandato dai grillini».

Lo sconcerto anche tra i 5 Stelle è tanto e soprattutto gli ex colgono l’occasione per far risaltare le contraddizioni di un movimento che dice una cosa e ne fa un’altra. Il senatore Gregorio De Falco è durissimo: «È interessante capire chi ha deciso questa sponsorizzazione, se i deputati del gruppo parlamentare ne fossero e conoscenza e se abbiano deciso loro, democraticamente. Hanno deliberato la spesa votando? Oppure come in altre occasioni qualcuno ha deciso per tutti?». Dal gruppo alla Camera si difendono e dicono che hanno speso “solo” duemila euro. Ma come solo duemila euro?! Chiedono di tagliare la democrazia con un risparmio di un caffè all’anno per ogni cittadino italiano e poi per loro duemila euro non contano nulla?! In ogni caso non avrebbero potuto usarli per attività di propaganda essendo destinati ad altri scopi. Lo dice chiaramente il Regolamento della Camera: «I contributi di cui al comma 3 sono destinati dai Gruppi esclusivamente agli scopi istituzionali riferiti all’attività parlamentare e alle funzioni di studio, editoria e comunicazione ad essa ricollegabili, nonché alle spese per il funzionamento degli organi e delle strutture dei Gruppi, ivi comprese quelle relative ai trattamenti economici».

Ma come sottolinea lo stesso Masini di +Europa la questione ancora prima che giuridica è politica. Tutta politica. E rimanda al populismo che ancora unisce Lega e Cinque stelle. La fine del loro governo non ha spezzato l’alleanza nei contenuti e soprattutto nell’elettorato che continua a guardare con interesse ad entrambe le forze politiche, nonostante il No di alcuni esponenti leghisti nelle ultime ore: più un attacco al governo, che una difesa convinta della Costituzione. È a quel popolo comune che si sono rivolti i grillini attraverso la pagina facebook di “Io voto sì”, ma a tradirli questa volta è stato l’amato social: in ogni post infatti compare il nome del soggetto che ha compiuto la sponsorizzazione. Una volta tanto possiamo dire: evviva Zuckerberg!

Ma l’esultanza finisce qui. Perché questa piccola storia ci racconta il futuro nero che ci attende. Da una parte una democrazia che, già in crisi, verrà ulteriormente massacrata con il discorso del risparmio. Dall’altra abbiamo un populismo che non arretra: una bestia fortissima da vincere e che difficilmente potrà essere sconfitta senza neanche più l’ausilio di un Parlamento nel pieno delle sue funzioni. In mezzo c’è un partito democratico che continua a seguire pedissequamente le richieste dei Cinque stelle, senza dettare le proprie condizioni e senza capire che una volta accettato di percorrere la strada del populismo è difficile tornare indietro. Certo, dicono i dem, senza di noi governerebbe ancora Salvini, ma così come i grillini cercano di tirare l’acqua al proprio mulino, i dem dovevano fare altrettanto e chiedere il rispetto delle condizioni poste da loro e non accettare per esempio il taglio dei parlamentari, né il prolungamento (giusto per dirne una) dei decreti sicurezza. Nella pagina Io voto sì, accanto alla sponsorizzazione dei post di Salvini e Meloni, si trovano quelli legati al nome di Zingaretti. Di Maio, Conte, Meloni, Zingaretti, Salvini tutti schierati contro il taglio dei parlamentari. Che brutta storia!