“È tutto scritto in maniera poco chiara secondo me, c’è molta confusione”. Tanta indecisione e poca comprensione tra i cittadini di Roma, a meno di una settimana dal referendum sul taglio dei parlamentari del prossimo 20 e 21 settembre. Tutti sanno in generale di cosa si tratta: “eliminare un terzo dei parlamentari”, “tagliare le poltrone”, “cambiare la Costituzione“. Tuttavia non è chiaro a tutti che si vota in ogni regione d’Italia e precisamente quando. In pochissimi, poi, conoscono le conseguenze effettive del “Sì” e del “No”.

Per qualcuno “è un riforma di parata“, mentre c’è chi è convinto che un ok al taglio sia giusto “perché ci sono troppi parlamentari“. Chi entra nel merito ritiene che sia “più importante la legge elettorale” e si chiede se ci fossero “altri modi per risparmiare soldi pubblici”.

Tante, però, sono le perplessità. Le domande che si pongono i cittadini e a cui non hanno ancora trovato risposta da media ed esperti sono diverse. “Esattamente di che correttivi ci sarebbe bisogno se vincesse il Sì?” si domanda un signore, un altro ha sentito parlare di meno parlamentari al Sud e vorrebbe capire se “che cosa cambierebbe per il Meridione”. Più in generale non è chiaro “quali effetti ci sarebbero sulla rappresentanza” e “come cambierebbe il lavoro delle Camere” in caso di conferma popolare del taglio. Per questo c’è chi ci dice che deciderà “all’ultimo”.