Le elezioni viste dal di fuori. Da osservatori stranieri che conoscono e amano l’Italia per averci vissuto, lavorato, scritto. Dopo Donald Sassoon, Il Riformista prosegue il suo giro d’orizzonte con John Hooper, scrittore e storico corrispondente in Italia del prestigioso settimanale britannico The Economist.

Che idea si è fatto della crisi che ha portato alla caduta del governo Draghi e alle elezioni anticipate?

Una crisi annunciata, preventivabile. Perché il governo Draghi aveva già una vita breve. La crisi ha anticipato di qualche mese le elezioni che si sarebbero dovute tenere nella primavera del 2023. Che fosse una crisi preventivabile non significa diminuirne i rischi per l’Italia, soprattutto quello di compromettere la Finanziaria. E si deve esclusivamente ai bisogni dei politici. Prima quelli di Conte e di quel che rimane del Movimento 5 Stelle e poi della destra. Una destra che è stata abile ad approfittarsi della forzatura tentata da Conte. Il problema adesso è come si risolve in tempi così brevi la Finanziaria. Questa è la sfida numero due …

E la numero uno?

È quella di fare le riforme necessarie in tempo per avere la prossima tranche di miliardi da Bruxelles. A ciò si aggiunge un altro problema mica da poco: come verranno spesi i soldi che riguardano il 2023 e gli anni a seguire. E questa è un banco di prova enorme. Perché ci sono seri dubbi sulla capacità amministrativa dello Stato italiano in questo senso. E questi dubbi ci sarebbero anche con un Governo italiano concorde con la Commissione europea. Dubbi che diverrebbero ancora più forti se nel futuro ravvicinato l’Italia avrà, come sembrerebbe probabile, un Governo centrato su Fratelli d’Italia e la Lega.

Il centrodestra ha già la vittoria in tasca.

Secondo me sarà molto difficile, anche se non impossibile, uno scenario diverso. Il centro – Calenda, Renzi, ora pure di Maio – come peraltro l’area progressista – Pd, Sinistra Italiana, Verdi – sono in una situazione così caotica da finire per agevolare la destra …

Ma c’è il patto Letta-Calenda …

Imposto più che altro da uno stato di necessità. Aggravato dal fatto che, aldilà delle esternazioni di facciata, peraltro del tutto comprensibili in campagna elettorale, resta un irrisolto conflitto di personalità che non è certo venuto meno con la stretta di mano tra i due contraenti principali. L’eccesso di personalismo nel centrosinistra è un regalo fatto agli avversari. Oggi l’attenzione politica sembra essere tutta centrata su Calenda, cioè sul leader di un partito quotato sotto il 10%. Mentre il problema vero è come si sconfigge un “centrodestra” che non è più tale.

Perché il “centrodestra” non sarebbe più tale?

Quello del centrodestra è un termine che è stato inventato, abilmente, da Berlusconi negli anni ’90 per far fronte alle critiche per lo sdoganamento di Alleanza Nazionale. Resta il fatto che anche negli anni ’90 il termine centrodestra era discutibile. Figuriamoci oggi, con  Forza Italia che senza Carfagna, senza Gelmini, senza Brunetta, senza le personalità più liberali, si è arresa a Lega e a Fratelli d’Italia. Non è un’alleanza di centrodestra, semmai lo è stata. È un’alleanza di destra. Di una destra pura e dura. Ma vedremo cosa succederà, perché non sono convinto che nella coalizione data per vincente sia davvero tutto rose e fiori …

Riusciranno a governare?

L’unità che oggi viene tanto sbandierata dovrà poi superare, nel caso di una vittoria elettorale, la prova del Governo. Si è sempre detto che ci sarebbe stata tensione in un Governo di destra, fra Berlusconi, adesso molto più moderato che in passato, da una parte, e Meloni e Salvini dall’altra. A questa tensione potrebbe sommarsi quella tra i leader delle due forze maggioritarie a destra.

In tutto questo tourbillon di alleanze, in Italia c’è ancora vita a sinistra?

Forse uno degli errori più grandi della sinistra in Italia è stato di insistere nel pensare il futuro, e il suo radicamento sociale, basandosi su un mondo che sta per scomparire, anzi in buona parte è già sparito o comunque residuale. Una sinistra che si è fatta troppo condizionare  dalle resistenze poste dai sindacati, restii ad accettare il mondo che veniva. Queste resistenze permangono ancora. Il grande errore è stato di “attaccarsi” troppo agli impiegati dipendenti, quelli a tempo indeterminato, mentre stava emergendo, soprattutto tra i giovani, il fenomeno del lavoro part time, con contratti a tempo determinato. Quei giovani non hanno trovato rappresentanza in una sinistra che non ha saputo cogliere le loro ansie, cosa che nel 2018 hanno invece fatto i 5 Stelle. Oggi ritengo molto difficile che il centrosinistra sia in grado di attrarre parte di quel voto, soprattutto giovanile, che era andato ai 5Stelle e che oggi torna contendibile dopo il fallimento di quella idea di democrazia iper diretta.

Esperto di Medio Oriente e Islam segue da un quarto di secolo la politica estera italiana e in particolare tutte le vicende riguardanti il Medio Oriente.