Quaranta minuti dopo sette anni e quella gelida campanella passata di mano. Possono sembrare pochi ma sono tantissimi. Il faccia a faccia Letta-Renzi è avvenuto ieri mattina a Roma, nella sede di Arel, il think tank di Letta. Coperto dal massimo riserbo, il segretario dem non lo ha corredato di photo opportunity né di cinguettii festosi sulle “entusiasmanti avventure” che hanno accompagnato quello con Giuseppe Conte, il primo degli incontri politici che il nuovo segretario dem ha messo in agenda. E però tra i tanti quello con Matteo Renzi era sicuramente il più atteso. Come tutto ciò che non è scontato ma è necessario per capire da che parte va la storia.

«Incontro franco e cordiale» è la formula condivisa sia dal Nazareno che dallo stesso Renzi. Dietro quei due aggettivi la ripresa di un dialogo tra due leader politici che hanno più affinità di quello che si può immaginare, che magari non potranno essere amici ma che potrebbero aver bisogno l’uno dell’altro. «Il punto politico – osservano dalla segreteria dem – è che hanno cominciato a parlarsi. Entrambi hanno aperto e nessuno dei due ha chiuso. Il moloch comincia a scongelarsi, dopo sette anni non era scontato. Matteo Renzi sembra aver accolto la proposta del nuovo Ulivo 2.0. Vediamo». Dallo staff di Letta si limitano a mettere in fila “alcune affinità” come il sostegno al governo Draghi, l’appoggio totale e incondizionato alla campagna vaccinale «unico modo per uscire dalla crisi» e la necessità di progettare le riaperture quando i dati di entrambe le curve, quella del contagio e quella delle vaccinazioni, potranno incrociarsi.

Resta cerchiata in rosso «la profonda divergenza» che riguarda il rapporto con Conte e con i 5 Stelle. «Su Conte abbiamo opinioni diverse, vedremo chi avrà ragione», ha detto Renzi. E se non è corretto dire che il leader di Iv ha posto veti su qualcuno durante il faccia a faccia, è un fatto che i 5 Stelle (più sfumato Conte) abbiano posto veti su Renzi. Il punto certo è che il segretario dem non accetta il metodo dei veti, chiunque li metta sul tavolo.
I due ex premier si erano messaggiati nei giorni scorsi, prima di Pasqua. La richiesta, di entrambi, è stata di tenere coperto l’incontro. E infatti pochi fedelissimi da una parte e dall’altra ne erano a conoscenza. Il caso ha voluto – ed è stato proprio un caso – che Renzi ieri fosse ospite in tarda mattinata de L’Aria che Tira e qualcosa di più sull’incontro è uscito proprio nell’intervista tv.

In premessa Letta ha spiegato il suo progetto di Pd, i tre step, il primo sull’alleanza larga da Renzi a Fratoianni senza subalternità ai 5 Stelle, il secondo sulla riforme istituzionali (regolamenti parlamentari, sfiducia costruttiva e voti ai sedicenni) e il terzo sul dialogo con le parti sociali e le associazioni, una realtà molto viva orfana di una casa politica. Una proposta organica, larga, appunto, con il Pd al centro. Letta «sta facendo un buon lavoro, facciamo che possa lavorare. Sono contento poi che il Pd abbia cambiato posizione, prima diceva Conte o morte. Oggi con Letta, onore a lui, sostiene il governo Draghi». In generale il segretario dem «sta cercando di fare un lavoro molto serio nel Pd, il suo sarà un lavoro complicato e gli faccio sinceramente gli auguri. Dopodiché restano alcune questioni».

Ad esempio il tema delle alleanze. A partire dalle prossime amministrative. Qui Renzi ha fatto una proposta double face al segretario dem, una buona idea è però anche un problema. «Ho suggerito a Letta di candidare insieme a Bologna Isabella Conti: è un bravissimo avvocato, già sindaco di San Lazzaro di Savena, è bravissima e competente. Vogliamo fare una cosa seria? Bussiamo insieme alla porta della Conti e chiediamoglielo». Sono cinque le grandi città che dovranno rinnovare il sindaco in ottobre. Al momento non ci sono candidate sindaco alle viste in quota Pd. E non ci sono dubbi che dopo la campagna fatta per avere due capigruppo donna, questo sia per il segretario un grosso problema. Così come non ci sono dubbi che Renzi ieri abbia calato un asso con cui il centrosinistra dovrà fare i conti. Il sindaco Conti, che è di Italia viva, ci sta pensando. Vuol dire che è disponibile. Il Pd bolognese, diviso e già pronto alle primarie tra i due ex assessori della giunta Merola (Lepore e Altini), è andato in agitazione.

Il punto per Renzi è sempre lo stesso: l’alleanza strutturale o strategica – che sono condizioni diverse – con Conte e i 5 Stelle. «Abbiamo un’opinione diversa e oggi lo abbiano confermato. Da qui al 2023 non voglio stare né con Salvini e Meloni ma nemmeno con grillini e populisti a sinistra, questo è il posizionamento di Italia viva. Vedremo chi avrà ragione da qui a 2 anni. Zingaretti e Bettini avevano detto che Conte era il punto di riferimento della coalizione progressista, colui che aveva firmato i decreti Salvini diventava senza le primarie il leader dei Democratici. Mi sembra che Letta abbia una postura diversa perché non vuole un Pd subalterno. Comunque a me non interessa la vicenda dei 5 stelle. Letta lo sa, è un uomo intelligente, fa politica da anni ma io ho detto no a questa alleanza». Il passaggio successivo è stato Roma, sul quale i due cantieri, Pd e M5s, ancora non hanno trovato un punto di sintesi. E dove Virginia Raggi si prepara al bis sostenuta da Grillo. Anche qui il leader di Iv ha spiegato bene la sua posizione.

«Nelle città il Movimento celebra un fallimento. Secondo me Raggi e Appendino hanno fallito. Quindi tra Carlo Calenda che è una persona competente, che conosce Roma e ha voglia di fare il sindaco, e Virginia Raggi io scelgo Calenda a occhi chiusi». Roma è un’altra spina nel fianco di Letta. Iv ha chiesto di poter scegliere «insieme all’alleanza» almeno uno dei cinque sindaci. Se non dovesse andare la carta Bologna, vorrebbe giocare la carta Napoli con Gennaro Migliore.

Non è dato sapere se Renzi abbia affrontato con Letta il nodo della sua attività di conferenziere all’estero. Alla Merlino il leader di Iv ha ribadito che «finché la legge lo consente» continuerà a fare il senatore e il conferenziere. E a chi scrive retroscena sulla sua uscita di scena dalla politica, ha ricordato: «Io ho molta voglia di fare politica. A chi mi dice di smetterla (i 5 Stelle, ndr), suggerisco di iniziare a farla». L’agenda di Italia viva è piena di appuntamenti e progetti: dopo Family Act e Piano Shock (adesso nelle mani di Teresa Bellanova), c’è la Primavera delle idee; Sanità 2030; la Scuola politica in estate e la Leopolda in ottobre. E un altro libro da presentare in giro per l’Italia.

Giornalista originaria di Firenze laureata in letteratura italiana con 110 e lode. Vent'anni a Repubblica, nove a L'Unità.