Sul rientro in classe dopo le festività natalizie in poche ore si è scatenata la bufera. Ma non è previsto nessuno slittamento del rientro in classe degli studenti italiani. Lo ribadiscono a LaPresse fonti di governo. Le varie proposte lanciate dalle singole Regioni non sono sul tavolo del cdm che dovrebbe tenersi mercoledì 5. Il 10 gennaio quindi si tornerà sui banchi come da programma.

Proprio oggi il governatore campano, Vincenzo De Luca, aveva chiesto un posticipo di 20-30 giorni. “In relazione alla riapertura delle scuole, sento circolare l’ipotesi di tenere a casa i bambini non vaccinati. Mi sembrerebbe una misura tanto odiosa e discriminatoria, quanto ingestibile – ha detto De Luca – Credo che si debbano prendere misure semplici ed equilibrate, con l’obiettivo di aprire le scuole in presenza quanto prima e per sempre”.

“Nel quadro attuale di diffusione del contagio fra i giovanissimi – continua la nota del Governatore della Campania – mi parrebbe una misura equilibrata e di grande utilità il semplice rinvio del ritorno a scuola. Prendere 20/30 giorni di respiro, consentirebbe di raffreddare il picco di contagio, che avrà a gennaio probabilmente un’altra spinta, e di sviluppare, in questi giorni, la più vasta campagna di vaccinazione possibile per la popolazione studentesca”.

“Non sarebbe di certo una misura ideale – conclude De Luca – ma consentirebbe di riprendere a breve le lezioni in presenza con maggiore serenità per gli alunni, per le famiglie, per il personale scolastico”. In suo sostegno si è espresso anche il governatore toscano Eugenio Giani, secondo cui un rinvio sarebbe stato “ragionevole” con dati di contagio “così alti”.

Più cauto era stato il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio: “La scuola è un tema delicato, vogliamo garantirla come abbiamo sempre fatto dal primo giorno della pandemia-spiega- È legata ai colori e agli automatismi che vengono previsti dal decreto del governo. Quindi attendiamo dalla riunione del Consiglio dei ministri prevista per il 5 gennaio di avere indicazioni chiare”.

Sul ritorno l’ipotesi che circola è quella di evitare il tampone immediato per tutti i compagni nel caso di scoperta di un positivo in classe, mandando in Dad, solo al secondo caso di contagio, i non vaccinati e mantenendo in presenza e in autosorveglianza i vaccinati con mascherina Ffp2. Ma l’imptesi appare “discriminatoria” a molti.

“Era stato annunciato che sarebbero stati organizzati hub per fare tamponi agli studenti in vista della riapertura delle scuole- dice il capo dell’associazione nazionale presidi Antonello Giannelli – Sarebbe questa la misura da attuare, la cosa migliore dopo le feste, ma a pochi giorni dalla riapertura non ne abbiamo contezza. Noi come Anp siamo contrari a mettere in Dad i ragazzi non vaccinati perché sarebbe una discriminazione. Se la proposta è questa o rimandare gli ingressi vuol dire che la scuola farà le spese di una serie di mancanze. Di questo passo si rischia la distruzione del settore”. Critica anche la presidente della Sip, Società italiana di pediatria, Annamaria Staiano, che definisce “di sicuro una discriminazione” il suggerimento di alcuni governatori di differenziare la quarantena fra bimbi vaccinati e non.

E intanto da Fondazione Gimbe arriva anche il parere degli scienziati sulla decisione: “e decidiamo di tenere aperte le scuole, bisognerà chiudere qualcos’altro perché non abbiamo tanti margini per far circolare il virus”, ha detto il presidente Nino Cartabellotta.

Irritato il presidente dell’associazione presidi di Roma, Mario Rusconi sulla possibilità del differimento del rientro a scuola: “Perché? Perché si temono più contagi dopo le vacanze di Natale? Ma qualcuno ha visto cosa c’era a Roma a via Trilussa e via del Corso durante le vacanze di Natale? Nessuno ha limitato nulla e ora si vuole chiudere la scuola una settimana in più”, rileva. Aggiungendo che bisognerebbe anche fare chiarezza sul calendario: “Non si capisce bene se a scuola si rientri il 7 o il 10 gennaio. Il calendario scolastico è competenza delle Regioni, alcune hanno detto il 7 altre il 10, ma sembra che il ministero abbia detto tutti a scuola il 10. Abbiamo necessità di avere notizie precise, non affidate alla volatilità di Twitter e di Facebook”.

Laureata in Filosofia, classe 1990, è appassionata di politica e tecnologia. È innamorata di Napoli di cui cerca di raccontare le mille sfaccettature, raccontando le storie delle persone, cercando di rimanere distante dagli stereotipi.