Il terribile video girato nel Pronto Soccorso del Cardarelli ha letteralmente fatto il giro del mondo. Le immagini del paziente morto nel bagno hanno indignato e attirato le polemiche di molti, avviando un denigratorio circo mediatico nei confronti di uno degli ospedali più grandi del Sud Italia. E anche uno di quelli sempre in prima linea. Ma uno dei tanti che sfortunatamente ha dovuto ricorrere al pronto soccorso ha deciso di scrivere ai media per raccontare la sua esperienza di ricovero e cure e spiegare che quella che sta girando è solo una descrizione falsata della realtà. “Mi sento di fornire pubblicamente la mia esperienza nello stesso reparto (il Pronto Soccorso del Cardarelli, ndr), resa necessaria a causa del mio contagio da Covid 19“, ha scritto A.C.

Descrive il suo calvario, iniziato con i primi sintomi venerdì 16 ottobre 2020. Poi il lunedì 19 ha avuto il risultato del tampone e ha scoperto di essere positivo. Inizialmente ha provato a curarsi presso il suo domicilio, ma il giorno 26 a causa del peggioramento dei sintomi e della scarsa saturazione ha chiamato il 118 “che mi ha prontamente assistito ma reso consapevole delle difficoltà oggettive associate all’emergenza posti lettoha spiegato A.C. nella lettera Ho deciso di temporeggiare un altro giorno fino a quando, a causa del peggioramento delle condizioni, ho scelto di non attendere il 118 ed ho provveduto da solo a recarmi di persona al Pronto Soccorso dell’Ospedale Cardarelli di Napoli intorno alle ore 20. Dopo qualche ora di attesa sono stato accettato al Pronto Soccorso Obi Covid“.

Entrato nella struttura – continua il racconto – diretto dal Primario Fiorella Palladino, ho da subito notato l’incredibile numero di pazienti sistemati in ogni angolo libero del reparto e nonostante tutto mi è stato assegnato un letto mobile con bombola di ossigeno. Non si può nascondere né negare che la mia prima impressione, da paziente ancora lucido e consapevole, era qualcosa di molto più simile ad un ambiente da ospedale in zona di guerra con impressionanti lamenti e continue richieste di soccorso. Tengo a testimoniare che, nonostante tutto, sono stato immediatamente sottoposto agli esami ed alla terapia d’urto con un concomitante e continuo cambio di bombole d’ossigeno“.

Il giorno seguente, le mie condizioni erano in peggioramento, e per questo motivo sono stato sistemato in un posto letto con ossigeno a muro e successivamente sottoposto a terapia con ossigeno ad alti flussi. Nel corso della mia permanenza in pronto soccorso/obi non ho potuto fare a meno che verificare la professionalità, l’efficienza e la grandissima umanità del personale sanitario che, nonostante la continua emergenza, si presta ai bisogni di tutti i pazienti, rivolgendo loro le dovute attenzioni anche quando le richieste avvenivano con fare minaccioso, con urla e con comportamenti evidentemente generati dallo stress e dalla paura che determinavano, di conseguenza, un clima di forte disagio, spesso per richieste d’aiuto anche non urgenti“.

Ogni paziente, in quelle condizioni, diviene istintivamente anarchico e si ritiene evidentemente eletto ad avere una sorta di diritto di prelazione alle cure che non tiene conto della visione più allargata di chi dall’alto riesce con obiettività ad individuare le priorità. Questo probabilmente genera una alterata idea di sotto attenzione che viene poi confusa con “mancanza” di attenzione. Dopo tre interminabili giorni sono stato trasferito al padiglione H in pneumologia covid, reparto diretto da Fausto de Michele, nel quale sono rimasto per undici giorni“.

Durante questa lunga degenza ho avuto conferma della professionalità di tutto il personale anche di questo altro reparto. La sera del 9 novembre sono stato dimesso, da paziente positivo in isolamento fiduciario, per poi proseguire la terapia presso la mia abitazione affinché si potesse liberare il posto per le nuove urgenze“.

Ritenevo doverosa questa testimonianza in decisa controtendenza rispetto alle tante che leggo sugli organi di informazione che hanno perseguito l’obiettivo di denigrare il lavoro di tante persone che lottano con l’enorme amore per la professione ma con scarsissimi mezzi per affrontare questa pandemia. Le assicuro che le competenze non mancano così come è sempre palpabile l’affanno con il quale viene eseguita ogni prestazione di assistenza ai pazienti“.

Queste poche righe spero potranno esserle utili per comprendere quanto le dinamiche interne ad un reparto così esposto possano continuamente generare un’alterazione molto sensibile della realtà. Sono anche necessarie per ringraziare ancora una volta tutti coloro che mi hanno assistito, dai primari agli addetti alle pulizie, i quali nell’espletare i propri doveri hanno costantemente fornito anche parole di conforto alle persone ammalate, che oltre alla sofferenza fisica, sono esposti ad un terribile trauma psicologico che inevitabilmente si trascinerà nel tempo“.