Le immagini tremende del pronto soccorso del Cardarelli sono diventate subito virali. L’uomo steso a terra morto nel bagno sotto gli occhi impressionati di tutti sono come un pugno nello stomaco. Lo è ancor di più la “telecronaca” parziale della persona che ha deciso di riprendere tutto con il cellulare e gettare in pasto alla rete il drammatico video. “Parziale” perché non spiega davvero cosa sta accadendo: la situazione nel pronto soccorso è drammatica, ma questo non è una novità, i sanitari lo stanno denunciando da tempo. E che un uomo fosse steso a terra in un bagno di un ospedale a seguito di un collasso può succedere. E da quanto trapelato da una prima ricostruzione, quelli ripresi nel video sono stati gli attimi in cui i sanitari sono corsi a prendere la lettiga per portare via il povero anziano deceduto a causa del Covid e delle sue complicazioni repentine. Attimi interminabile in cui i sanitari erano impegnati in mille complicazioni.

Che sia giusto dare una notizia del genere ne è convinto anche il direttore generale dell’ospedale Cardarelli di Napoli Giuseppe Longo che in un video messaggio ha detto: “La cosa più deplorevole è il video che ieri è passato su tutti i canali di informazione. Che avvenga un decesso e avvenga in un bagno è una notizia che probabilmente deve essere diffusa, perché è giusto sapere determinate notizie. Ma quello che è deplorevole è la modalità attraverso la quale è stata data la comunicazione. In modo particolare è deplorevole aver registrato e diffuso il video su tutti i canali. Per me personalmente e per tutta l’azienda la vita è sacra dall’inizio alla fine, la persona è al centro del nostro sistema di assistenza”.

Ed è subito partita l’indagine per capire cosa sia successo: “Per questo motivo – aggiunge il direttore Generale – ieri ho disposto che la direzione sanitaria eseguisse un’indagine interna, che è già partita e a breve si concluderà, per poter accertare tutti i momenti, dalla fase assistenziale alla fase anche della eventuale raccolta di informazioni per chi possa mai avere ripreso il paziente ormai deceduto. È chiaro che gli esiti dell’indagine saranno trasmessi alle autorità competenti per il seguito della loro azione”.

Gli esiti dell’indagine come spesso accade probabilmente non interesseranno nessuno. Se ci sarà una spiegazione plausibile, ne verrà data a malapena notizia, senza il clamore suscitato ovviamente dal video. Le cronache soprattutto sanitarie napoletane lo hanno già dimostrato in più occasioni: chi oggi saprebbe dire com’è finita la vicenda delle formiche al San Paolo o dell’ammalato deceduto all’Ospedale del Mare durante un trasferimento in barella? Eppure le immagini di quelle vicende indignarono tutti.

“La pietas sia un limite di comune sentire al diritto di cronaca. Della vicenda specifica si occuperanno i Consigli di disciplina in relazione alle segnalazioni a carico di chi ha pubblicato il video del cadavere rannicchiato in un bagno del Pronto soccorso del Cardarelli di Napoli. Un’immagine cruda, peraltro accompagnata da quella di altri degenti in corsia che nulla aggiunge al doveroso racconto del grave fatto accaduto. Nei nostri codici deontologici il rispetto della verità – e dunque il dovere di non omettere fatti di cronaca – convive con il rispetto della persona e mai può sovrastarlo. La viralità con cui quel video senza pietas è stato diffuso non può essere un lasciapassare per il giornalismo professionale”. Così Carlo Verna, presidente del Consiglio Nazionale Ordine dei Giornalisti.

Ma qual è il concreto risultato di tanta indignazione mediatica che ha portato anche esponenti del Governo a invocare quasi ironicamente che “lo Stato Intervenga?”. Per il momento il Governo sarebbe pronto ad intervenire a Napoli con l’esercito e, attraverso la Protezione civile guidata da Angelo Borrelli, con nuovi Covid Hotel per ospitare pazienti asintomatici che non possono stare in isolamento presso il proprio domicilio e in questa fase vanno a congestionare i ricoveri ospedalieri. Il dispiegamento di assetti delle Forze Armate nella gestione dell’emergenza Covid viene richiesto dal Comitato per l’emergenza presso la Protezione Civile al Comando Operativo Interforze. “È stata individuata questa esigenza di intervenire su Napoli e quindi si interviene – viene riferito – Certamente c’è attenzione da parte del governo per la situazione di Napoli e il presidente del Consiglio e il ministro della Difesa Lorenzo Guerini hanno incoraggiato questo intervento”. Nessun accenno, almeno per ora, all’invio di personale medico e infermieristico, fortemente rimaneggiato da anni.

E intanto la sera stessa in cui ha iniziato a circolare il video, il turno al pronto soccorso per medici, infermieri e operatori socio-sanitari di quel reparto non è stato semplice. La mortificazione per la gogna subita non ha migliorato la qualità del lavoro da trincea a cui sono sottoposti quotidianamente da mesi. E nemmeno la rabbia degli utenti, che il video ha fomentato, è stata d’aiuto. La folla che perennemente assalta l’ingresso del pronto soccorso ieri sera era ancora più incarognita: “dovete curarci, fate schifo!” gridavano brandendo i cellulari con il video dello scandalo. Una sorta di “scalpo del medico” gridato con l’accusa al personale sanitario di non star facendo il proprio dovere.

In corsia la paura per il contagio non è nulla in confronto a quella per l’incolumità: quella folla, vendicativa già in passato, in preda alla rabbia ha aggredito medici, infermieri e operatori socio-sanitari verbalmente e fisicamente. Intanto il lavoro in trincea continua tra turni massacranti e condizioni allucinanti. Si cerca di farlo senza perdere la lucidità anche se è difficile mantenere la calma in una situazione così difficile aggravata dalle accuse della gente. Il personale sanitario non può e non deve perdere lucidità, questo la folla inferocita dovrebbe saperlo. Si fa di tutto per salvare quante più persone possibile, senza mandare via nessuno.

Perché il pronto Soccorso del Cardarelli ha sempre lavorato così, anche nelle difficoltà: “Aiutare tutti e non lasciare solo nessuno”, è il motto dei medici. Ma l’effetto di quel video durante la pandemia è stato devastante. “Cui prodest?”, direbbero i latini, a chi beneficia tutta questa rabbia nel fronteggiare l’unico vero problema che è impedire al virus di fare altre vittime? Quel video deve guardarlo, anche più volte, chi governa, per trovare una soluzione, ma quanto è giusto che finisca in mano a chi può male interpretare un messaggio? E su questo tanti giornalisti hanno una colpa grave, quella di non aver saputo o voluto spiegare bene.

Forse aveva ragione Josè Saramago quando scriveva: “Chiaro che siamo in guerra, ed è una guerra di accerchiamento, ognuno di noi assedia l’altro ed è assediato, vogliamo abbattere le mura dell’altro e mantenere le nostre, l’amore verrà quando non ci saranno più barriere, l’amore è la fine dell’assedio”. Forse in questo momento più che di fomentatori d’odio c’è bisogno di fomentatori di lucidità. Ce ne vuole tanta per affrontare l’assedio.