In questa lettera rivolta ai responsabili Giustizia di tutti i partiti presenti in Parlamento, Andrea Orlando (vicesegretario Pd) insieme ai deputati Roberta Pinotti e Verini (sempre del Pd) propongono di riscrivere da zero un nuovo testo di riforma della giustizia.

Come noto il Presidente Mattarella con parole molto nette ha espresso l’auspicio che il Parlamento non esiti a «modificare normative di legge e regolamenti interni per impedire un costume inaccettabile quale quello che si è manifestato» pensando a una riforma che «contribuisca a restituire appieno all’Ordine giudiziario il prestigio e la credibilità incrinati». Spetta alla politica, dunque, fornire una risposta efficace e in tempi il più rapidi possibili. In questo senso il disegno di legge di riforma, che il Consiglio dei Ministri approverà nei prossimi giorni, costituisce una risposta importante che il confronto parlamentare potrà certamente arricchire e approvare a breve scadenza. Si tratta di affrontare e superare con serietà un cortocircuito che corre il rischio di incrinare profondamente il rapporto di fiducia tra la magistratura e i cittadini.

Appare, pertanto, necessario adottare interventi utili a sostenere la credibilità dell’ordinamento giudiziario, con la sempre necessaria attenzione al rispetto di autonomia e indipendenza. Certamente l’auspicio più grande è quello che sia la magistratura a trovare al più presto le forze per un suo rinnovamento. Qualsiasi riforma del Csm, infatti, non potrà mai essere sufficiente senza una capacità di autorigenerazione e superamento di un vecchio sistema che ha mostrato tutte le sue crepe. La magistratura è un potere autonomo dello Stato che risponde alla Costituzione, ai cittadini e finanche a sé stessa, ai tantissimi magistrati che sono del tutto estranei a pratiche carrieristiche e alle degenerazioni del correntismo. Nell’interesse stesso della credibilità dell’ordine giudiziario è necessario dunque porre il sistema in grado di reagire prontamente nei confronti di chi violi i doveri funzionali o extra funzionali specificamente stabiliti dall’ordinamento: il tema riguardante la funzione disciplinare non è certo una novità nel dibattito pubblico e sicuramente anche i progetti di riforma attualmente in campo del Csm lo affrontano.

È necessario elaborare interventi idonei ad assicurare alcuni elementari pre-requisiti di imparzialità e terzietà dell’organo disciplinare, che l’attuale assetto delle articolazioni interne del Consiglio superiore della magistratura sicuramente rende più difficili, a fronte di una sostanziale coincidenza “personale” tra coloro che svolgono funzioni disciplinari e coloro che attendono alle funzioni amministrative proprie delle diverse commissioni del Consiglio. Ci chiediamo, pertanto, in particolare adesso, se non sia il caso di pensare ad un vero superamento della permanenza della funzione disciplinare all’interno dello stesso Csm, evitando commistioni tra l’esercizio della giurisdizione disciplinare e la partecipazione alle attività di vera e propria gestione della magistratura. Crediamo sia giunto il momento di ripensare per intero la funzione disciplinare, portando avanti, in parallelo alla riforma del Csm, una riforma che possa dare un ulteriore segnale. Ma una tale riforma può essere forte e autorevole solo se pensata con tutto l’arco parlamentare. A questo proposito proponiamo a tutte le forze politiche e ai gruppi parlamentari una consultazione per verificare la disponibilità ad un percorso che porti a una proposta di legge condivisa.

Andrea Orlando
Vice segretario Pd
Roberta Pinotti
Responsabile riforma dello Stato Pd
Walter Verini
Responsabile Giustizia Pd