I primi contatti, avvenuti durante l’occupazione dell’istituto a metà dicembre. Poi i segnali, gli approcci, e un messaggio ‘inequivocabile’: “Se ti do un indirizzo, te mi raggiungi là?” Lo studente 18enne del liceo Montale di Roma ha raccontato agli amici più fedeli i dettagli della presunta love story avuta con la preside 50enne.

Una relazione che lei nega fermamente, parlando di un ‘complotto’ ai suoi danni. Intanto il racconto del ragazzo è finito nell’indagine dell’Ufficio scolastico regionale: sostiene di aver conservato delle chat. La dirigente rischia di essere licenziata, nel caso in cui la liaison venisse confermata.

Lo studente: “Non sapevo come uscirne”

Lei mi convocava a scuola fuori dall’orario delle lezioni, mi chiedeva cosa dovesse indossare il giorno dopo. Abbiamo avuto un rapporto sessuale in macchina in un parcheggio sotto i palazzi. A un certo punto non sapevo più come uscirne, non riuscivo a troncare. E la situazione mi è sfuggita di mano sono le parole del 18enne riportate dall’edizione romana di Repubblica. 

Quando il liceo è stato occupato dagli studenti a metà dicembre, la dirigente Sabrina Quaresima ha iniziato a scambiare delle mail con il ragazzo. Conversazioni che in seguito si sono spostate su WhatsApp. Poi i primi ‘approcci’, come lui ha raccontato agli amici più cari, e poi quei gesti da parte della preside: una carezza sui capelli, un abbraccio. Fino al messaggio ‘incriminato’, che altri studenti avrebbero letto e riportato al quotidiano: un appuntamento a cui il ragazzo si sarebbe presentato.

Il tempo di avvertire gli amici “ed ero già in macchina a 130 verso Roma est“. Stando al racconto del giovane, i due si sarebbero appartati nella macchina dalla preside. Mentre erano insieme “è anche arrivata una chiamata del marito“, ha confessato poi lo studente ai compagni.

La preside: “Qualcuno non mi vuole a scuola”

Sabrina Quaresima, contattata da Repubblica, ha detto di essere a conoscenza delle voci che circolavano e che sarebbero state messe in giro dal ragazzo, che comunque è maggiorenne. Probabilmente, sostiene, qualcuno non la vuole nell’istituto, nell’anno della sua neo-ammissione al ruolo: una sorta di ‘complotto’ che potrebbe essere partito da un gruppo di docenti e un paio di ex collaboratori.

La dirigente, parlando con il Corriere, aveva già etichettato la questione come ‘una sciocchezza’ che era stata ingigantita: “Forse lui le ha messe in giro per vantarsi con gli amici? Non lo so, ma qualcuno poi può aver fomentato la cosa. Ma non c’è stato nulla di nulla con il ragazzo, posso giurarlo davanti a chiunque. Mi sono rivolta ad un legale e chiarirò tutto anche con l’ufficio scolastico regionale ma in questa scuola non mi hanno mai visto di buon occhio, fin dal primo momento” ha dichiarato. “Il sistema su cui si reggeva la vecchia dirigenza non mi convinceva. Ma all’inizio non ho cambiato nessun ruolo perché volevo prima rendermi conto della situazione generale. Ho sbagliato.”

E quando sono comparse le scritte sui muri della scuola- “Il tuo silenzio parla per te”, “La laurea in pedagogia l’hai presa troppo seriamente”, “Chi sa deve agire”– non ha denunciato perché erano frasi generiche “e non volevo dare tanta importanza ad un gossip” ha sottolineato. “Alla terza scritta ho denunciato alla Procura, si tratta di un bene dello Stato e non potevo permettere che venisse deturpato: ma se restavo zitta era perché non aveva senso giustificarmi per qualcosa che non era successo, significava ammettere una colpa che non avevo”.

Intanto, scrive Repubblica, l’ufficio scolastico dovrà indagare anche su altri elementi. Secondo alcuni studenti la preside avrebbe accolto in casa anche altri ragazzi: una vicenda di cui i docenti non saprebbero nulla. Ma sono dettagli tutti ancora da verificare, come i messaggi che sono stati conservati dal 18enne.

Roberta Davi