Gli abitanti di Scampia hanno colorato di verde un luogo abbandonato da tutti e che aveva assunto il tono grigio e cupo dei palazzoni che lo circondano. È la storia del Parco Corto Maltese: da piazza di spaccio a luogo dedicato allo sport e alla cultura. L’area verde, di proprietà del Comune, si trova al centro di un agglomerato di palazzi altissimi; dopo qualche anno in cui fu oggetto di manutenzione, però, fu abbandonata. Divenne lo scenario ideale per film in stile Gomorra, di quelli che raccontano solo storie di malavita, soldi sporchi e degrado sociale. Il giardino non esisteva più, al suo posto auto bruciate e montagne di immondizia. Fino a quando qualcuno ha deciso che si poteva e si doveva intervenire. Qualcuno che non si è fatto schiacciare dall’arrendevolezza del “così è e così rimane”. Tutti i condomini dei palazzi si sono uniti e hanno deciso di riqualificare quello che oggi è un bellissimo parco dotato di campi da tennis, basket, calcetto e di un orto botanico. Chi ha firmato questa rinascita? L’associazione Pollici Verdi di Scampia.

E il Comune? Non pervenuto. «L’area interessata fu costruita a fine anni Settanta dall’Iacp (Istituto Autonomo Case Popolari) con scarsi servizi di base, in seguito al terremoto del 1980 – racconta Antonio Esposito, vicepresidente dell’associazione – Il parco divenne un ritrovo per tossicodipendenti, ridotto a un cumulo di macerie e degrado. Poi abbiamo iniziato a ripulirlo, a ripristinare le giostrine per i bimbi e, soprattutto, abbiamo chiuso i varchi di accesso a motorini che non portavano nulla di buono». Parco Corto Maltese potrebbe essere una di quelle favole che si raccontano ai bambini, quelle in cui il bene trionfa sul male e i cattivi vengono sconfitti. E centinaia di ragazzini, che abitano nei tre stabili che circondano il parco, possono vivere una storia a lieto fine solo grazie agli abitanti del quartiere. È merito loro se oggi al posto dei pusher ci sono il signor Antonio e suo padre novantenne, insieme con gli altri membri dell’associazione, a tracciare per loro percorsi lontani da cattive strade.

«Il Comune non ci ha mai dato nessun tipo di aiuto – spiega Esposito – né in termini economici né in termini di mezzi per sistemare il disastro che c’era. Abbiamo fatto tutto da soli e oggi il risultato è questo». Un risultato incredibile. Ora il parco ospita un orto didattico nel quale i bimbi del quartiere imparano la semina e l’arte di prendersi cura delle piante, un’area dedicata agli spettacoli e agli eventi culturali, una pista ciclabile e i campetti sportivi. È l’altra faccia di Scampia, quella che brilla, quella della quale non si parla. Quella delle vele, sì, ma delle vele agitate dal vento della rinascita.