Rilascio di energia a prezzi calmierati per quattromila imprese energivore, una sorta di edizione unica di price cap italiano. Una misura necessaria per tenere aperte le aziende, farle lavorare ed evitare la cassa integrazione. Tredici miliardi per rateizzare le bollette, raddoppiare il credito di imposta, allargare il bonus sociale per pagare luce e gas. Soprattutto lo stop degli aumenti dei costi dell’energia decisi unilateralmente dalle società che la riforniscono, uno scempio che ha provocato l’impazzimento delle bollette fino ai livelli attuali. Una norma (questa nel decreto aiuti bis approvato ieri sera alla Camera ma che dovrà tornare al Senato martedì 20 per il via libera definitivo) che i 5 Stelle hanno provato in parte a cassare trovando però il muro del governo.

Mentre a palazzo Chigi si lavora per ottimizzare al massimo il decreto Aiuti ter slittato a oggi in tarda mattina, l’aula della Camera ieri sera ha licenziato il decreto Aiuti bis e ha approvato l’aggiustamento di bilancio pari a 6,2 miliardi che è necessario per dotare di un tesoretto pari a circa 13 miliardi il decreto ter che sarà approvato oggi. La campagna elettorale ha fatto tappa in aula, la seduta numero 740, l’ultima di questa incredibile XVIII legislatura. Una discussione stanca, persino stucchevole nelle rivendicazioni dei 5 Stelle più o meno riassumibili in concetti del tipo «un anno fa il presidente Conte e il Movimento avevano previsto la crisi di queste settimane e avevano proposto soluzioni ma Draghi non ci ha ascoltato» (cit. onorevole Ricciardi, deputato uscente e ricandidato). Una discussione emozionata nei saluti finali e nei ringraziamenti dei deputati non ricandidati (quello di Simone Baldelli, Forza Italia, il migliore) a tutti gli uffici e al presidente della Camera Roberto Fico per aver saputo gestire questa legislatura così complessa e così difficile e che è sempre riuscita a garantire i lavori nonostante la pandemia.

Molti selfie di addio, molti deputati con la testa alla campagna elettorale, parecchi seppur candidati ma consapevoli che non torneranno, tanti che ci provano ma non sanno come andrà. Moltissimi neppure candidati e che adesso non sanno cosa andranno a fare. È un ultimo giorno particolare perché comunque la si possa pensare, servire il Parlamento è un grande onore e uno specialissimo onere. Mentre l’emiciclo diventava così lo sfogatoio di saluti, rivendicazioni, accuse e molte polemiche, a palazzo Chigi si cercava appunto la quadra per consegnare al prossimo Parlamento che uscirà eletto dalle urne del 25 settembre il miglior testo possibile del decreto Aiuti ter. Ieri sera c’è stato un preconsiglio. Il ministro Cingolani ha presentato il decreto, parallelo al Ter, che fornisce energia alle imprese italiane a prezzi calmierati. Un provvedimento atteso, non scontato, pari a 18 terawattori e circa due miliardi di mc di gas e che ha l’obiettivo di scongiurare chiusure di aziende che hanno commesse ma non possono sostenere i costi dell’energia. Si tratta del tesoretto di energia elettrica acquistata dal Gestore dei servizi energetici (Gse) a marzo scorso dagli impianti rinnovabili italiani. Operazione che garantisce un prezzo calmierato di circa 210 euro per megawattora, meno della metà di quelli attuali, e comunque superiore ai 110-130 euro per mgw calcolati all’inizio.

La delusione, di Confindustria, per non essere riusciti a scendere al di sotto dei 200 euro a megawattora, è compensata dal fatto che Bruxelles si è finalmente decisa a fare qualcosa contro il caro energia. Come ha detto la presidente della Commissione Ursula von der Leyen, l’Europa procederà a passo svelto verso tre misure chiave e utili per tutti i 27: il disaccoppiamento del prezzo del gas da quello dell’elettricità, provvedimento che da solo abbatterà il peso delle bollette: una riduzione della domanda di energia e, soprattutto, l’intervento fiscale straordinario sugli extraprofitti incassati dalle aziende. Un contributo di solidarietà, una redistribuzione, che dovrebbe superare le difficoltà che Draghi, applicando una sovrattassa già a luglio, ha trovato a livello nazionale. Era stato stimato di incassare 10 miliardi dagli extraprofitti. Per ora ne sono entrati quattro. Insieme al rilascio di energia a prezzi calmierati, Cingolani ieri sera ha firmato un altro provvedimento in materia di energia. Si tratta di un pacchetto di misure per autorizzare l’aumento della capacità estrattiva di gas metano italiano. L’obiettivo è innalzare le estrazioni di gas metano italiano di circa due miliardi di metri cubi e garantirne l’acquisto da parte del Gse con contratti a lungo termine e la cessione alle aziende italiane con prezzi calmierati. Insomma, un tesoretto di 18 terawattori e due miliardi mc di gas a prezzi calmierati dovrebbe mettere al riparo da chiusure fabbriche e aziende.

Sempre Cingolani ha firmato poi un altro decreto in tema di incentivi per la produzione del biometano, finanziata con i soldi del Pnrr (la dotazione complessiva è di 1,7 miliardi). Il decreto prevede incentivi per la costruzione di nuovi impianti di produzione di biometano sostenibile (da rifiuti organici o agricoli) o riconvertiti da precedenti produzioni agricole di biogas e contribuisce alla crescita del gas rinnovabile, importante per la politica di decarbonizzazione, per lo sviluppo dell’economia circolare e, anche, per sostenere la riduzione della dipendenza dal gas estero. Il decreto firmato prevede, tra le altre cose, un contributo in conto capitale del 40% sulle spese ammissibili dell’investimento sostenuto e un incentivo sulla produzione, con tariffe differenziate sulla base dei costi degli impianti. ; L’accesso agli incentivi avverrà tramite aste pubbliche. Le prime procedure sono previste entro la fine di quest’anno. Si tratta di un mosaico complesso di misure ed interventi utili in due direzioni: nel breve periodo ad attutire il fabbisogno di energia e quindi a calmierare i prezzi in attesa che vadano a regime le misure di Bruxelles; nel medio periodo a renderci sempre più autonomi ed indipendenti.

Un pacchetto di misure destinate a risolvere il problema dei costi alla radice, con investimenti e progetti di lunga durata. Certo, fare uno scostamento di bilancio di 30 miliardi potrebbe forse restituire subito soldi in tasca ai cittadini e ai proprietari di esercizi commerciali. Sarebbe sicuramente più facile. Ma non risolverebbe il problema. E darebbe altri soldi alla speculazione. La domanda che molti si facevano ieri anche in Transatlantico è chi potrà gestire tutto questo pacchetto di misure così complesso, intrecciato e articolato dopo il passaggio di consegne. Servirebbe continuità, almeno al Ministero per la transizione ecologica. Fratelli d’Italia lo ha capito. Ma Cingolani si è già detto indisponibile.

Giornalista originaria di Firenze laureata in letteratura italiana con 110 e lode. Vent'anni a Repubblica, nove a L'Unità.