Possono sottoporsi volontariamente al test sierologico per il Covid-19 dallo scorso 24 agosto fino al 7 settembre, ma circa un terzo di insegnanti e lavoratori del mondo scolastico per ora non ha aderito e probabilmente non aderirà alla campagna messa in piedi dall’Istituto Superiore di Sanità in vista della riapertura degli istituti scolastici il prossimo 14 settembre.

Sono i dati preoccupanti che snocciola Domenico Crisarà, vicesegretario della Federazione dei medici di famiglia, in un colloquio col Corriere della Sera: “Abbiamo riscontrato una minore adesione rispetto al previsto – spiega Crisarà – Almeno in base ai dati del personale che abbiamo contattato direttamente, visto che da giovedì scorso ci sono stati forniti gli elenchi, c’è un terzo degli insegnanti che si sottrae. Sono perplesso, stiamo parlando di un’emergenza sanitaria e l’adesione non dovrebbe essere messa in discussione”.

Critiche arrivano anche alla mancata obbligatorietà dei test, come denuncia il presidente dei presidi nel Lazio, Mario Rusconi: “Bisognava fare test obbligatori, anche agli studenti del triennio delle superiori: è stato un clamoroso errore renderli facoltativi. Bastava un provvedimento del governo, come ne sono stati fatti molti altri in questi mesi”.

Ma il problema è anche a monte, con ritardi nella consegna dei kit e la confusione sull’affidamento della campagna di somministrazione, che varia di regione in regione tra Asl o medici di famiglia. Anche per questo il rischio è che, se verranno ancora ignorate le indicazioni dell’ISS, classi e scuole verranno chiuse di nuovo.

La situazione starebbe spingendo uno dei presidenti di Regioni più attivi in merito alle misure anti-Covid, quello della Campania Vincenzo De Luca, a chiedere che i test siano resi obbligatori. Una proposta che potrebbe anche essere accolta dal governo, in difficoltà per l’affluenza bassa. Quanto ai primi test già effettuati, sono stati riscontrati 16 positivi in Veneto, 12 in Lombardia (tra Varese e Como), 20 in Umbria, 4 in Trentino.