Che pasticcio, il caso del sondaggio Ipsos sul gradimento politico e sul referendum. I fatti: Palazzo Chigi ha commissionato un sondaggio all’istituto Ipsos, articolato sulle intenzioni di voto ai partiti, su quelle verso il referendum e sul gradimento verso i leader politici. Il rilevamento viene consegnato dall’istituto diretto da Nando Pagnoncelli agli uffici committenti, dai quali però inusitatamente trapela. C’è una norma – contenuta nel regolamento AgCom, delibera n. 256/10/CSP che recita: «È vietata la pubblicazione o diffusione dei risultati degli stessi nei quindici giorni precedenti le consultazioni e fino alla chiusura delle operazioni di voto», ma chi riceve il documento dell’Ipsos lo scorso venerdì 11 lo gira all’Ansa. Ansa lo riceve e lo pubblica d’emblée, alle 19.29, con una stesura che non risparmia l’evidenziatore.

“Cresce la stima dei Sì al referendum costituzionale sul taglio dei parlamentari: secondo il cruscotto Ipsos della settimana, i voti a favore rappresenteranno il 75%, in salita di 3 punti (quindi i No scendono di 3 punti e si attestano al 25%)”. E poi, senza mezze misure: «Il gradimento del governo è a 62 punti, in crescita di 2 punti». Poi si parla di leader politici. E su tutti, spicca (ma è certamente un caso) il committente: «Il premier Giuseppe Conte resta in testa alla classifica del gradimento dei leader, con 65 punti, in crescita di 2, seguito dal ministro della Salute Roberto Speranza, a 38 punti (+1)». Su tutte le personalità politiche, quanto a popolarità e gradimento, apprendiamo dunque che spiccano presidente del Consiglio e ministro della Salute.

Seguono, ma più bassi, Salvini e Meloni. Fine dei leader rilevati. La violazione del silenzio elettorale è palese, e origina da chi ha mandato all’agenzia di stampa quello che avrebbe dovuto rimanere un sondaggio riservato. Tanto che l’Ansa stessa se ne accorge. E alle 21:29, due ore dopo, fa ammenda: «Si prega di annullare la notizia, trasmessa per errore». Troppo tardi, perché aveva già fatto il giro auspicato, in rete. Nelle mani di chi è stato consegnato il sondaggio e chi lo ha poi distribuito, noncurante del divieto? A chiederlo, scopriamo quanto riservate sappiano diventare le istituzioni. E non è dato sapere come mai l’esito abbia contraddetto tutti gli altri istituti che fotografavano fino a poco prima una rimonta significativa del No.

«È accaduto qualcosa di molto grave, a Roma e non a Minsk», avverte Emanuele Raco, politologo e giornalista. «Non si ricorda un episodio simile nella storia della Repubblica. Almeno da quando esistono i sondaggi». Lorenzo Pregliasco, YouTrend: «Mai accaduto in pieno blackout elettorale». Guido Crosetto, FdI, vede l’ombra della “manina di Palazzo Chigi” e twitta un laconico e sospettoso “Mah”. Nando Pagnoncelli, sollecitato dal Riformista, si trincera dietro un prudente silenzio: «Preferisco non commentare». Carlo Verna, il presidente dell’Ordine dei giornalisti: «Il giornalista che collabori alla diffusione di dati vietati da una norma può essere sanzionato dal Consiglio di disciplina, ma il punto è a monte». O a Palazzo.