La polemica dura da giorni e non sembra venir meno, anche perché si discute di questioni non da poco: la libertà di stampa, la censura, l’uso delle conferenze stampa istituzionali come propaganda politica. I fatti. Nella comunicazione di sabato, in cui il capo del governo Giuseppe Conte ha annunciato l’estensione al 4 maggio del lockdown, ha accusato Matteo Salvini e Giorgia Meloni di dire bugie sul Mes e sull’accordo con l’Europa. Non pochi si sono lamentati, non tanto nel merito delle accuse, quanto nel metodo: non era quella l’occasione per affilare le armi contro l’opposizione. La conferenza era stata indetta per comunicazioni sul Covid e come tale è stata trasmessa da moltissime emittenti: Rai1, Rainews, Skytg24, Tgcom, oltre la diretta facebook. Tra le tv che hanno dato spazio alla comunicazione del presidente del Consiglio (ed è una lista parziale) c’era anche il Tg di La7.

Ma a Enrico Mentana un uso così personale della diretta istituzionale non è proprio andato giù ed è sbottato dicendo: se lo avessi saputo, non lo avrei trasmesso. Apriti cielo! Ancora oggi ci sono persone pronte a gridare allo scandalo, non per l’abuso di Conte, ma per l’insofferenza del direttore di La7. La sua, secondo alcuni, sarebbe stata una censura, una violazione della deontologia professionale, una scelta di disinformazione. Ma non è così, è esattamente il contrario. Mentana, non è certo questione di oggi, ha sempre fatto un tg molto orientato. Invece di far finta di fare informazione cosiddetta oggettiva, esibisce il punto di vista, lo mette in gioco, si mette in gioco. Uno stile che può piacere o non piacere, ma che ha usato fin da subito, nei confronti di tutti: destra e sinistra, alti e bassi, grassi e magri. Eppure mai come questa volta è stato subissato di critiche.

Come mai? Complice molto probabilmente l’emergenza contagio, è come se si volesse vedere a tutti costi in Conte il premier perfetto, l’uomo della salvezza, colui che ci porterà fuori dalla crisi. In questa visione è vietato protestare, criticare, sottolineare ciò che non va. La conferenza stampa di venerdì doveva avere una scaletta diversa e la battaglia tra governo e opposizione non doveva esserci. La vicenda crea infatti un precedente pericoloso per il futuro, quando forse chi comanderà sarà ancora più forte e l’opposizione più debole. Mentana ha sollevato questa questione e ha fatto del buon giornalismo, perché il buon giornalismo non fa mai da cassa di risonanza del potere.

È il suo cane da guardia, è il suo pungolo. Come ha detto lo stesso direttore dell’informazione di La7 bastava fare un post su facebook, oppure un vecchio e ormai obsoleto comunicato. Ma così Conte non ha fatto ed è dovere di chi fa informazione non farsi trascinare, non farsi usare. Quello che avrebbe voluto dire a Salvini e Meloni, il premier lo avrebbe potuto far sapere in mille altri modi. Quello che invece è più difficile da fare è arginare la messa in discussione delle istituzioni, il loro decadimento. Cose di poca importanza? Lo vedremo quando invece di Conte che piace tanto, ci sarà qualcuno che non è apprezzato allo stesso modo dall’attuale maggioranza. Scommettiamo?