Il Movimento ha incontrato Draghi e conferma la sua buona impressione. Anzi, migliore che mai. La delegazione che ha trattato con il premier incaricato era guidata da Beppe Grillo, tornato nel ruolo di capo per tenere uniti i suoi, che invece crepitano. Ma è sempre Vito Crimi che si incarica di fare la sintesi per il punto stampa:
«Abbiamo ricavato dal Presidente incaricato una serie di spunti e soprattutto la garanzia che il pilastro della transizione energetica sia rappresentato da un Ministero che farà da filtro per l’attività di governo». Mario Draghi, a ben guardare, si sarebbe limitato ad accennare a una valutazione di pro e contro del sistema francese.

Nel modello macroniano sono uniti i tre dicasteri ambiente, infrastrutture e mobilità. Il tema del lavoro è la principale sfida, e si affronta con gli investimenti. «Abbiamo affrontato il Mes, in modo molto chiaro: va fatto se c’è un piano, una convenienza economica per immaginarlo come strumento da adottare. E infatti non è stato citato da Draghi nel suo programma di governo. Contiamo sull’intelligenza collettiva: faremo parlare i nostri iscritti, per questa scelta o per l’altra». La parola torna a Rousseau, dunque, ma passa per Grillo, che si incarica di affidare a un video il suo appello a sostenere Draghi. La sua moral suasion incide, ma più di ogni altra cosa inciderà il modo in cui il quesito verrà posto. La formulazione cambia tutto; i militanti potrebbero essere messi davanti a una domanda che suonerà più o meno così: “Confermate la fiducia al gruppo dirigente ad assumere per il futuro governo decisioni che salvaguardano l’esperienza del governo Conte”?

Difficile ricevere una bocciatura, fin troppo facile convertire poi l’esito nel sostegno a Draghi. I numeri, adeguatamente torturati, alla fine ti dicono quello che vuoi. Tanto più che i più riottosi potrebbero astenersi, guidati verso l’uscita da Alessandro Di Battista. Il capo ultras non ha atteso il termine dell’incontro tra Grillo e Draghi per dirsi decisamente contrario e pronto a sbattere la porta. Intervistato da Andrea Scanzi in diretta Facebook ha chiarito di trovarsi a un bivio. «Credo che Grillo sia convinto del sostegno a Draghi, non ci credo alle pressioni. Crede legittimamente, magari, che certi successi si possano concretizzare in un governo Draghi. Io non la penso come lui. Nelle ultime ore non ho parlato con Beppe. Sarò sempre riconoscente nei suoi confronti», ha detto quasi preannunciando una decisione esiziale. Alla conta interna manca poco, il voto sarà aperto per 24 ore a partire dalle ore 13 di oggi.

«Dialettica sì, ma non diamo spettacoli indecorosi», prega dall’Europa il 5Stelle Fabio Massimo Castaldo. Rimane da vedere cosa Draghi concederà realmente alla pattuglia grillina, che comunque sarà limitata a un solo ministro politico. Priorità ribattute oggi sono i temi bandiera: «Il reddito di cittadinanza, una misura a sostegno di un lavoro di qualità; una banca pubblica per gli investimenti; la riforma della giustizia (sic!) e il mantenimento dei risultati fin qui raggiunti nella lotta alla corruzione e l’innovazione digitale; l’ambiente che deve essere la vocazione di ogni politica industriale verso uno sviluppo sostenibile», si legge in una nota.

Mentre il Movimento va al redde rationem, c’è da fare i conti con Conte. Unico nome possibile come premier fino a ieri, oggi si cerca una soluzione per fargli avere un qualche incarico pubblico. L’alleanza per lo sviluppo sostenibile, come M5s, Pd e Lega ha pensato bene di definire la propria intesa, noncuranti dell’acronimo inglese, ha avuto ieri un’ideona: candidarlo per la Camera a Siena, nel collegio dove si corrono le suppletive. Apriti cielo, tutto il Pd toscano in rivolta, a partire dalla federazione senese, fino al sindaco di Firenze Nardella. “Serve una espressione del territorio”, hanno fatto sapere a Roma. La deputata renziana della zona, Maria Elena Boschi, archivia la pratica: «Il destino di Conte non è proprio una delle priorità, adesso».