Domani e la prossima domenica torna su Rai3 con altre due puntate del suo programma Storie maledette e, per l’occasione, Franca Leosini non ha lesinato dichiarazioni. Del resto, nonostante o forse grazie al fatto che parla di crimini efferati, ha una caterva di fan che le sono fedelissimi e che non aspettano altro che commentare sui social le sue mitiche interviste a persone che sono incarcerate, molto spesso per omicidio.  Intervistata da Repubblica ha sottolineato che il suo successo dipende dal puntiglio con cui legge gli atti dei processi, arrivando all’incontro con il reo molto preparata. Preparazione che evidentemente non ha sulla questione carceri, visto che secondo lei l’emergenza coronavirus «è stata gestita con saggezza: una pandemia nelle carceri sarebbe stata una tragedia enorme». Leosini, che confonde la fortuna con le scelte politiche, o non sa o ha fatto finta di non sapere che durante le proteste sono morte tredici persone e che se non fosse stato per i magistrati di sorveglianza le carceri sarebbero state a rischio collasso, mentre il ministro della Giustizia Bonafede continuava e continua a far finta di nulla.

Ma del resto il problema della giornalista Leosini non è certo quello di occuparsi del dramma delle carceri, né di verificare se gli istituti di pena siano rispettosi della Carta costituzionale. Figuriamoci se le interessa come stanno facendo a pezzi alcuni principi cardine come la prescrizione. Eh no… Per lei – lo dice sempre nell’intervista – l’obiettivo è conoscere l’animo umano o meglio – diciamo noi più prosaicamente – l’obiettivo è fare audience con quello che è diventato negli anni il format più seguito: il processo mediatico. Storie maledette è un programma longevo che fa parte di quella intasatissima lista di programmi che si occupano di omicidi, sparizioni, cold case. Non credo che ci siano altre tv nel mondo che possano vantare così tanti titoli, a tutte le ore del giorno. Storie maledette intervista i diretti interessati, pone domande, dubbi: ma alla fine il risultato è sempre lo stesso. Lo svilimento del processo vero e proprio, la convinzione che chiunque possa emettere una sentenza. Certo, quasi niente, se paragonato a Chi l’ha visto?.

Il programma di Federica Sciarelli assomiglia all’ufficio di una procura di cui assume toni e modalità, tra cui la convinzione che un’accusa sia la verità, che un rinvio a giudizio sia una condanna, che se il pm sostiene una teoria, quella teoria non può essere smentita. Sono decenni che questi programmi, purtroppo con grandi ascolti, hanno creato un pubblico convinto che basti sentire un esperto per capire chi è il colpevole, che se la tv lo dice allora non può che essere così. Dal caso di Cogne fino a Bossetti, la tv si è spesso sostituita al processo, dando per buone sempre e comunque le convinzioni della procura. Leosini, è vero, non sempre sposa le ipotesi degli inquirenti, ha le sue teorie, ma l’impostazione del programma è sempre lo stesso: portare il diritto in tv, senza preservarne il valore e i confini.
Oggi forse qualcosa sta cambiando.

Dal caso dell’uccisione di Yara Gambirasio per cui è stato condannato all’ergastolo Massimo Bossetti, dopo un processo viziato dall’ingerenza del sistema mediatico, sono passati diversi mesi senza che siano nato un altro caso così pervasivo dei palinsesti tv. Ma purtroppo la buona notizia è solo a metà. Perché il palco, lasciato libero dai plastici con cui Vespa ricostruiva la scena del delitto, è stato conquistato dalla magistratura: pm star che confondono il loro lavoro con l’apparizione in video, possibilmente senza contraddittorio o senza discutere dei punti più dolenti del Palamara-gate. Sta nascendo un nuovo format? Purtroppo forse sì.  Ma dietro il format e davanti allo schermo ci sono gli spettatori che in questi anni ha visto queste trasmissioni convincendosi, a loro volta, di essere giudici: giudici implacabili e poco preparati, sempre pronti a condannare sulla base delle accuse.

Leosini è parte di questo humus, ma in molti la amano perché elegante e maliziosa (ah, quanto piacciono quelle sue domande sul sesso!). Un giorno ci dovremmo fermare e chiederci perché il pubblico italiano sia entrato con tanta determinazione nel tunnel del processo mediatico. Un tunnel dove si sgretola lo stato di diritto e dove (forse fatto ancora più grave) si perde la pietà, la possibilità di perdonare. Leosini annuncia che farà un nuovo programma, che cambierà: un evviva doppio, anche perché promette non sarà di cucina.