I detenuti positivi al Coronavirus nel carcere di Santa Maria Capua Vetere restano tre: oltre al politico siciliano indicato come “paziente 1”, gli altri due sono detenuti reclusi nella stessa sezione del primo contagiato e si ritiene che il contagio sia partito proprio da un detenuto della sezione che agli inizi di marzo aveva ottenuto il permesso di uscire dal carcere per una visita. Si tratta di un positivo asintomatico ed attualmente è in quarantena. Così come sono in isolamento sanitario, in una zona del carcere allestita proprio per far fronte all’emergenza Covid 19, gli altri due detenuti positivi al virus. Per il resto le notizie che arrivano dal carcere casertano sono confortanti perché gli esiti dei tamponi sugli altri detenuti della sezione a rischio contagio (parliamo di oltre 130 persone continuamente monitorate anche se non presentano alcun sintomo della malattia) sono risultati negativi.

“A partire dalla notizia del primo caso positivo nella notte di sabato – fanno sapere il provveditore regionale dell’amministrazione penitenziaria Antonio Fullone e il garante regionale per i detenuti Samuele Ciambriello – sono stati effettuati 200 test sierologici rapidi domenica e 200 tamponi naso-faringei lunedì e ai test sono stati sottoposti tutti i detenuti della sezione a rischio e tutto il personale che vi lavora”. La notizia degli esiti negativi dei tamponi non basta tuttavia ad allentare la tensione e l’attenzione che ruotano attorno al pianeta carcere. “La Campania è la seconda regione d’Italia per numero di carceri e la seconda per sovraffollamento dopo la Lombardia.

Parliamo di 7.374 detenuti in totale, cioè 1.300 unità in più della capienza regolamentare” precisa Luigi Romano, presidente di Antigone Campania lanciando l’allarme: “C’è il rischio concreto che le carceri possano diventare bombe epidemiologiche”. Il motivo è soprattutto legato al sovraffollamento. “In carcere – aggiunge Romano – non si può rispettare il distanziamento sociale che sarebbe l’unica misura attualmente predisposta nel Paese per evitare il rischio di contagio. Le agitazioni sono dovute a questo, ma almeno per il momento non sono vere e proprie sommosse”.

Parla di possibile bomba epidemiologica anche l’avvocato Anna Maria Ziccardi, presidente dell’associazione “Il carcere possibile”, la onlus della Camera penale di Napoli che si occupa di tutele e diritti dei detenuti. “Abbiamo offerto tutto il nostro contributo al Governo nel cercare soluzioni che consentissero di salvaguardare la salute dei detenuti di fronte all’inesorabile avanzata del virus all’interno delle carceri ma il ministro della Giustizia è rimasto sordo ad ogni ragionevole richiesta”.

Cresce la preoccupazione per la situazione all’interno degli studi di pena, perché con il protrarsi dei tempi che saranno necessari per uscire dalla pandemia è prevedibile che tra i detenuti cresca il senso di smarrimento incrementato dall’assenza dei colloqui con i familiari, dall’assenza di attività e dall’assenza del conforto dei cappellani. “Ci si chiede a questo punto – aggiunge l’avvocato Ziccardi – se nella lotta tra la propaganda politica e la salvaguardia della salute dei detenuti non sia forse giunto il momento di affermare con forza che il rispetto e la tutela della vita umana valgano qualcosa in più di qualche cinico slogan politico o di una competizione con i leader dell’opposizione a chi si mostra più disumano”. Da più parti quella delle carceri viene segnalata come un’urgenza da affrontare senza ulteriori rinvii.

“L’intero mondo giuridico, e non solo, sta cercando con pazienza di spiegare al ministro che il sovraffollamento carcerario può essere un potenziale micidiale moltiplicatore del contagio e che non è sufficiente un muro di cinta, per quanto lo si voglia fortificare, ad impedire al virus di entrare”, precisa il presidente de “Il carcere possibile” sottolineando “il volto di umanità” mostrato dai detenuti che nelle carceri di Poggioreale, Secondigliano e Pozzuoli hanno già fatto una raccolta fondi per l’ospedale Cotugno, si sono offerti di donare il sangue, e lavorano alla produzione di mascherine, 10mila a settimana, destinate al personale interno ma anche già fornite alla Prefettura di Benevento, alla Procura di Napoli Nord e alla polizia municipale di Aversa.