Domenico Quirico ha fatto incavolare, e parecchio pure, i russi e in particolare l’ambasciata russa in Italia. Il giornalista, storico inviato di guerra, firma de La Stampa, tra i massimi esperti di geopolitica, ha scritto un articolo intitolato Guerra Ucraina-Russia: se uccidere Putin è l’unica via d’uscita. Che poi “ammettiamolo”, si legge, “il piano numero uno di Biden, della Nato e anche degli europei è uno solo: che qualcuno uccida Putin liberandoci dal fardello”. E in effetti in questi giorni – ovvero dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina lanciata da Vladimir Putin come “operazione speciale” di “denazificazione” – si sono moltiplicati gli articoli sulle probabilità di un golpe, tradimenti e rivolte al Cremlino. Per questo articolo che è un commento, una visione sulla guerra in Ucraina, un ragionamento su storia e possibilità del tirannicidio, Quirico e La Stampa sono stati destinatari di una denuncia-querela da parte dell’ambasciatore in Italia Sergey Razov. “Non c’è bisogno di dire che questo è fuori dall’etica e dalla morale e dalle regole del giornalismo. Nel codice penale della Repubblica italiana si prevede la responsabilità per l’istigazione a delinquere e l’apologia di reato. In precisa conformità alla legislazione italiana oggi mi sono recato in Procura per presentare una querela con la richiesta alle autorità italiane di esaminare obiettivamente questo caso. Confido della giustizia italiana”. La tesi di Quirico però è tutt’altro che un piano o un’apologia del tirannicidio. Al contrario.

“L’unico dibattito è quello pratico, materialistico – si legge – : il tirannicidio ha dimostrato di avere alte probabilità di successo? Ovvero morto il despota cosa succede? Il nocciolo della questione, cinicamente imposto, non è se un assassinio sia mai giustificabile ma se l’assassinio sia efficace. Dovete poter rispondere che lo è: che ci consentirà cioè di raggiungere, nella Russia di oggi e in questa situazione di guerra, obiettivi altrimenti inaccessibili a causa del controllo ferreo che Putin esercita sul Paese; o per l’impossibilità in tempi brevi che perda la guerra e venga travolto dalla sconfitta”.

Quirico prosegue, cita il Corano e Machiavelli, immagina le conseguenze dell’azione e la fine della Russia come è oggi. Più che dal cerchio ristretto considera probabile il gesto di un militare. Soprattutto, e questo è il punto, ragiona: “Siamo certi che l’eliminazione violenta e oligarchica del tiranno non inneschi un caos peggiore? Il pessimismo è obbligatorio. Quasi mai il risultato è stato conforme ai desideri di chi pensava di risolvere tutto al prezzo di una sola vita per di più sciagurata. Nel 1914 il serbo Gavrilo Princip si illuse: ammazzando l’erede al trono austriaco i problemi dei Balcani sarebbero stati risolti, pensava. Invece eliminò l’unico personaggio che probabilmente, non per indole pacifista, avrebbe impedito che l’Europa precipitasse nella tragedia della Prima guerra mondiale”.

L’ambasciatore presentando denuncia – istigazione a delinquere e apologia di reato – a Piazzale Clodio ha tenuto un breve punto stampa negando la veridicità di alcune foto dell’Ucraina che vengono pubblicate, la minaccia nucleare e i bombardamenti su obiettivi civili. “Al popolo italiano è stata tesa una mano di aiuto, che qualcuno ora morde in modo poco onorevole”, ha aggiunto facendo riferimento alla missione “Dalla Russia con Amore” nella primissima fase dell’emergenza covid. “Consiglio all’ambasciatore russo di scegliere un traduttore di qualità migliore”, si è difeso l’autore dell’articolo a LaPresse. “Uno è responsabile di quello che scrive, non di quello che gli altri capiscono”. Condanna al gesto dell’ambasciatore anche dal presidente dell’Ordine Nazionale dei giornalisti Carlo Bartoli. Il direttore del quotidiano torinese Massimo Giannini ha replicato alle accuse in un lungo video diffuso sui social.

Solo nel mondo alla rovescia di ‘santa madre Russia’, quella che piace tanto a Putin, può accadere che un ambasciatore di un Paese che ha decretato la più sporca guerra contro una democrazia liberale come l’Ucraina possa intentare una causa contro un giornale responsabile solo di raccontare quello che sta succedendo in quel Paese – ha commentato – L’ambasciatore russo Razov ci ha attaccato per istigazione a delinquere. In uno splendido articolo del forse più grande inviato di guerra in Italia, Domenico Quirico, che raccontava una tesi ricorrente, che alberga addirittura in molte cancellerie, secondo la quale a questo punto della guerra forse la cosa migliore da fare sarebbe uccidere il tiranno. Nel suo articolo Quirico articolava la tesi, la descriveva in tutti i suoi aspetti e concludeva dicendo che chi questa tesi sostiene, si illude, perché se anche si potesse arrivare a uccidere il tiranno le cose poi peggiorerebbero ancora”.

“Questa è la Russia di oggi, guidata da un autocrate che sul suo territorio fa chiudere giornali, non possiamo dire che uccida, ma forse anche questo succede, uccide giornalisti contrari al regime, arriva ad imprigionare oligarchi o dissidenti invisi al regime, come Navalny. Non dobbiamo prendere lezioni da quel paese”, è una lezione “che respingiamo con forza, perché siamo sereni su quello che facciamo e scriviamo, perché siamo un giornale libero, che cerca di raccontare i fatti ma che ha anche le sue tesi e le difende, le sue idee e le propugna. Amiamo la libertà e continueremo a difenderla nonostante tutte le minacce e le intimidazioni, perché sappiamo di stare dalla parte giusta della storia”.

Giornalista professionista. Ha frequentato studiato e si è laureato in lingue. Ha frequentato la Scuola di Giornalismo di Napoli del Suor Orsola Benincasa. Ha collaborato con l’agenzia di stampa AdnKronos. Ha scritto di sport, cultura, spettacoli.