Roma costringe Antonio D’Amato a fare un passo indietro e a riconoscere l’associazione Est(ra) moenia “come valore aggiunto” e tutta l’Unione Industriali Napoli a sedersi intorno allo stesso tavolo per trovare un punto di accordo e mettere fine alle beghe degli ultimi mesi. Il tutto in una lettera che si tinge di giallo poiché sarebbe stata diffusa in via ufficiosa. Insomma, la capitale dice basta alle logiche baronali legate alle poltrone locali, ma non doveva ancora trapelare la tirata di orecchie. Poltrone che nulla hanno a che vedere con la crescita produttiva ed economica di un territorio sempre più fragile.

Tra l’altro, Confindustria nazionale ha anche richiamato gli industriali partenopei per l’eccessiva esposizione mediatica (denunciata dal Riformista, tra l’altro censurata dalla stessa rassegna stampa interna all’Unione). Inizia così la lettera inviata da Carlo Bonomi, presidente Confindustria nazionale ai vertici di Palazzo Partanna “Il nostro Collegio suggerisce e raccomanda che la vostra Commissione di designazione dedichi un passaggio della sua sintesi finale del lavoro di ascolto della base associativa alle motivazioni che hanno portato nei mesi scorsi alla costituzione di un soggetto associativo – Est(ra) Moenia – che è poi risultato all’origine di polemiche e scontri anche sui quotidiani locali. Sarà importante sollecitare la promozione di un opportuno canale di comunicazione e interazione con l’Unione – che spetterà al nuovo Presidente concretizzare con le modalità ritenute più efficaci – perché Est(ra) Moenia non deve sicuramente rappresentare un momento di alterità ma anzi un valore aggiunto che può e deve raccordarsi con le politiche generali di rappresentanza che l’Unione di Napoli promuove per lo sviluppo e la crescita del tessuto imprenditoriale locale”.

Un duro colpo per Maurizio Manfellotto, attuale presidente degli industriali di Napoli, nonché braccio destro dell’ormai ex presidente Antonio D’Amato considerato il vero regista delle operazioni di Palazzo Partanna. Una lettera che arriva dopo le dimissioni dell’ex vicepresidente degli industriali partenopei Francesco Tavassi, nonché membro fondante di Est(ra) moenia. Lettera che arriva soprattutto dopo la censura operata dall’Unione Industriali nei confronti degli articoli che denunciavano il terremoto interno alla stessa associazione, censura denunciata esclusivamente sulle pagine del Riformista. Nel frattempo, mentre Roma condanna Napoli e i vertici degli industriali locali, Confesercenti Campania comunicava al nostro giornale che negli ultimi due anni ben 20mila imprese napoletane hanno chiuso definitivamente i battenti, mentre altre 78mila imprese campane sono state segnalate alle banche nella casella delle attività guidate da imprenditori che risultano “cattivi pagatori”.

Imprenditori “colpevoli” di non essere riusciti a pagare mutui, leasing e rate dei presiti durante l’emergenza pandemia. “Non si tratta di ritrovare una compattezza di mera facciata – scrivono da Roma – ma, al contrario di dare attuazione coerente e puntuale all’impianto etico valoriale che costituisce da sempre il patrimonio più qualificante e strategico dell’intera organizzazione confederale”. La lettera è firmata da Marco Novella (Presidente del Collegio arbitrale), Massimo Calearo Ciman (Proboviro di fiducia di parte appellante) Gabriele Fava (Proboviro di parte resistente). Contestualmente, mentre questo giornale va in stampa, dall’Unione Industriali di Napoli bollano come fake la missiva arrivata, in via ufficiosa, dalla Capitale. Un fatto grave qualora fosse vero, gravissimo qualora, come da noi prospettato, fosse solo un modo per allontanare pressioni poco gradite dai vertici di Palazzo Partanna.

Nata a Napoli il 28 settembre 1992, affascinata dal potere delle parole ha deciso, non senza incidenti di percorso, che sarebbero diventate il suo lavoro. Giornalista pubblicista segue con interesse i cambiamenti della città e i suoi protagonisti.