Andrea Crisanti solleva dubbi sui primi vaccini anti-coronavirus che saranno disponibili, secondo quanto riportato, dai primi mesi del 2021. E quindi frena: per le modalità e i tempi in cui sono stati sviluppati. “Normalmente ci vogliono dai 5 agli 8 anni per produrre un vaccino. Per questo, senza dati a disposizione, io non farei il primo vaccino che dovesse arrivare a gennaio”, ha detto intervenendo a Focus Live, il festival della divulgazione scientifica di Focus. Crisanti è microbiologo e virologo dell’Università di Padova. È stato l’ideatore del “modello Veneto”, che durante la prima ondata del contagio, in primavera, ha evitato il dilagare del virus attraverso un sistema di tracciamento e di tamponi a tappeto, già da fine gennaio.

“Vorrei essere sicuro che questo vaccino sia stato opportunamente testato e che soddisfi tutti i criteri di sicurezza ed efficacia, ne ho diritto come cittadino e non sono disposto ad accettare scorciatoie”, ha argomentato quindi Crisanti. E poi ha chiarito, con considerazioni che non lasciano spazio a simpatie NO-Vax: “Io sono favorevolissimo ai vaccini ma questi di cui si parla sono stati sviluppati saltando la normale sequenza Fase 1, Fase 2 e Fase 3” perché “hanno avuto fondi statali e quindi si sono potuti permettere di fare insieme le tre fasi perché i rischi erano a carico di chi aveva dato i quattrini. Ma facendo le tre fasi in parallelo, uno si porta appresso tutti i problemi delle varie fasi. Quindi è vero che si arriva prima, ma poi c’è tutto un processo di revisione che non è facile da fare. In questo momento non abbiamo una vera arma a disposizione”.

I FARMACI – Ieri l’azienda farmaceutica Pfizer e quella tedesca di biotecnologie BioNTech hanno annunciato che il vaccino da loro sviluppato è efficace al 95% e non provoca gravi controindicazioni. L’annuncio è stato accolto positivamente da esperti e osservatori. L’azienda statunitense Moderna, sempre questa settimana, ha comunicato un’efficacia del 94,5% del proprio vaccino. Una stima basata su un’analisi parziale e preliminare dei dati raccolti dai test sempre della fase 3. Il commissario straordinario all’emergenza in Italia Domenico Arcuri – incaricato anche del piano di distribuzione del vaccino – ha fatto anche sapere che le prime dosi del farmaco Pfizer-BioNTech dovrebbero essere a disposizione dai primi mesi dell’anno prossimo. I primi a riceverlo saranno ospedali ed Rsa, per poi procedere con le categorie più a rischio. L’Italia dovrebbe disporre già da fine gennaio 2021 “di circa 3,4 milioni di dosi da somministrazione a 1,7 milioni di persone”.