La Lombardia è “Zona Rossa”, lo ha deciso l’ultimo dpcm. E Attilio Fontana non l’ha presa per niente bene. “Uno schiaffo in faccia alla Lombardia e a tutti i lombardi”, ha detto il governatore. “La nostra Regione è relegata in fascia rossa senza una motivazione valida e credibile non solo è grave ma inaccettabile”, ha continuato il presidente. E il segretario del suo partito, la Lega, Matteo Salvini è d’accordo. Dall’Agenzia di Tutela della Salute (Ats) arriva però un altro giudizio, contrario e drastico: la chiusura è addirittura tardiva.

Fontana ha lamentato che il governo si sia basato su dati vecchi di 10 giorni, che non abbia tenuto conto del calo dell’Rt, dei miglioramenti apportati dai sacrifici dei lombardi nelle ultime settimane. Vittorio Demicheli, epidemiologo e direttore sanitario di Ats, oltre che membro della cabina di regia del monitoraggio covid del ministero, ha osservato che i dati dell’ultimo monitoraggio “si riferiscono alla settimana tra il 19 e il 25 ottobre. Erano indicatori che davano segnali di allerta precoce. Oggi la situazione è peggiorata”.

L’ATS – Demicheli, in un’intervista al Corriere della Sera, ha insistito che “dati alla mano, il lockdown deciso ieri dal premier Giuseppe Conte e dal ministro Roberto Speranza sia necessario. Il problema semmai è che è in ritardo di due settimane”. Di ieri la notizia che l’Ats a Milano sospenderà i tamponi ai cosiddetti “contatti stretti”: troppo alto il numero di sintomatici. L’Rt regionale è al 2,01. E secondo Demicheli la Regione “viene inquadrata nello scenario 4, quello in cui il valore è prevalentemente e significativamente maggiore di 1,5”.

LA SITUAZIONE – Secondo l’ultimo bollettino diffuso da ministero della Salute e Protezione Civile, ieri i nuovi positivi sono stati 7.758 su 43.716 tamponi. I nuovi contagiati sono 461 su 100mila abitanti, lo 0,4% della popolazione. Il rapporto tra positivi e tamponi è del 26,6%. Gli attualmente positivi sono 104.733. I ricoverati con sintomi sono in totale 5.018. Occupato il 40% dei posti in Terapia Intensiva (oltre la soglia di criticità del 30%), pari a 507; mentre sono al 37% i posti in degenza ordinaria. In isolamento domiciliare 99.208 malati.

IL SINDACO DI MILANO Più moderata la posizione del sindaco di Milano Beppe Sala: “Le decisioni del governo vanno rispettate e applicate. La tutela della salute dei cittadini è il primo bene da proteggere e noi continueremo a lavorare perché queste disposizioni siano osservate da tutti i milanesi”. Soltanto qualche giorno fa il primo cittadino aveva escluso qualsiasi ipotesi lockdown come a marzo e aprile. E infatti la Zona Rossa imposta dal governo non è una chiusura totale.