Continuare i richiami potrebbe non essere la strada giusta da percorrere. Nel gergo medico “esiste un termine tecnico che si chiama exhaustion, o sfinimento del sistema immunitario“, spiega a Repubblica Guido Forni, immunologo dell’Accademia dei Lincei. “È improbabile che accada con Sars-Cov2, ma esistono casi in cui, dopo tante stimolazioni, i linfociti T prodotti dai vaccini smettono di funzionare correttamente. E’ come se le nostre difese fossero sfinite“.

Inoltre la campagna vaccinale di massa ogni 3-4 mesi, fiaccherebbe anche dal punto di vista logistico: “È insostenibile“, aggiunge Marco Cavaleri, responsabile per medicinali e vaccini contro il Covid presso l’Ema, l’Agenzia europea per i medicinali, perché la risposta immunitaria “non sarebbe la stessa rispetto a quanto preferibile”.

Si affastellano i dubbi sulla quarta dose. In Israele, che il 2 gennaio ha iniziato ‘al buio’ a somministrare l’ulteriore richiamo (senza dati scientifici, per correre contro Omicron), la terza dose aveva si causato un sostanzioso aumento degli anticorpi, seguito però da un calo rapido dopo 6-7 mesi. Poi va considerato il fattore umano. Negli Usa solo un terzo delle persone che hanno ricevuto due dosi ha accettato anche la terza. E come fa notare la rivista Jama in un suo editoriale, “non cancelleremo la pandemia a colpi di vaccini”.

Ulteriore limite dei vaccini progettati per le specifiche varianti del virus, “si chiama, con una metafora molto appropriata, il peccato originale dell’antigene e ha a che fare con la reazione immunitaria verso le nuove varianti” prosegue Forni. “Se ho ricevuto tre dosi del vaccino messo a punto con il virus di Wuhan, e dovessi poi ricevere una quarta dose con il vaccino adattato a Omicron, il mio sistema immunitario potrebbe tendere a reagire come se avesse ancora a che fare con l’antigene di Wuhan. Una persona mai vaccinata prima produrrebbe invece anticorpi adatti a Omicron. È come se il mio corpo avesse imparato a eseguire un certo tipo di esercizi. Quando gli si chiede di farne di nuovi, preferisce tornare a quelli iniziali”.

Quindi l’immunità acquisita è destinata a svanire. La nostra speranza è che le persone correttamente vaccinate vanno incontro spesso una malattia banale. E sulla ‘salubrità’ della quarta dose anche Andrea Crisanti confida che non lo sia. “Per un organismo stimolare il sistema immunitario ogni 3 o 4 mesi sicuramente non è salutare. Bisognerebbe arrivare ad un vaccino di seconda o terza generazione, penso ci arriveremo nel giro di un anno o due”.

Alla domanda sull’opportunità di rivedere il bollettino quotidiano dei contagi che vede alcuni esperti, tra cui il professor Matto Bassetti, affermare che i report quotidiani con il numero di contagiati finiscono solo per creare un’inutile ansia, Crisanti risponde: “Quando lei va in autostrada, guarda l’indicatore di velocità per capire se si trova in una situazione di pericolo. Uno degli indicatori della pandemia è il numero dei casi: le persone che finiscono in ospedale e in rianimazione sono un effetto collaterale del virus. Queste dichiarazioni sull’abolizione del bollettino sono da analfabeti di epidemiologia“.

È assolutamente sbagliato non conteggiare i casi – conclude Crisanti -. Supponiamo che non avessimo oggi il numero degli infetti e sapessimo che ci sono stati 313 morti: molti sarebbero indotti a pensare che i vaccini non funzionino. Il fatto che i vaccini funzionino emerge dal rapporto tra il numero di chi contrae la malattia e il numero dei decessi“.

Riccardo Annibali