All’inizio sembrava che il Covid non raggiungesse i bambini, ma casi di contagio ce ne sono sempre stati. Con la Variante Delta che attualmente è predominante anche in Italia, cosa succede? Come agisce sui bambini? Il Riformista ha chiesto a Vincenzo Tipo, Direttore U.O.C. di Pediatria d’Urgenza, Pronto Soccorso e OBI A.O.R.N. Santobono-Pausilipon di Napoli di rispondere a tutti i dubbi dei genitori sul Covid per i più piccoli. Tipo per il suo ruolo ha una lunga esperienza in materia ed è stato sempre in prima linea per la lotta al Covid. E ha sempre continuato a studiare per capire meglio come combattere il virus nei più piccoli.

Quali sono i sintomi della variante Delta nei bambini?

Fino ad oggi non abbiamo riscontrato sintomi molto diversi dai pazienti dei mesi trascorsi ovvero quelli generati dalla variante cinese o inglese. Generalmente si presenta con febbre elevata, inappetenza e sintomi gastrointestinali. Nella scorsa settimana abbiamo avuto 2 bambini con una polmonite severa, uno dei quali è in terapia intensiva, cosa che non avevamo mai riscontrato in passato. Per questo abbiamo avviato contatti con tutti gli altri centri che si occupano di Covid pediatrico per vedere se è stata una casualità o dobbiamo sospettare una diversa aggressività della variante Delta.

Quanto dura mediamente l’infezione?

L’infezione, se non è complicata, dura mediamente una decina di giorni. Ovviamente il paziente resta ricoverato solo se ha sintomi che necessitano di trattamento ospedaliero. Appena è possibile viene mandato a casa ed affidato ai medici curanti.

I bambini contraggono il Covid in forma più o meno grave rispetto agli adulti?

I bambini hanno un comportamento molto caratteristico quando infettati dal virus del Covid. Nella fase acuta, in cui risultano positivi al tampone, presentano sintomi generalmente non gravi e che non richiedono un grosso impegno terapeutico ed assistenziale. Poi, a distanza di 4-6 settimane, può succedere che si scateni una sindrome infiammatoria generalizzata che colpisce molti organi (la così detta Mis- C, acronimo inglese per Multisystem inflammatory syndrome – Covid, ndr). Questa è legata a una risposta disregolata del sistema immunitario che “aggredisce” immotivatamente l’organismo stesso. Vengono generalmente colpiti il cuore, intestino, pancreas, fegato, cute, e cervello con vari e imprevedibili gradi di gravità. La situazione, in pochi giorni, può diventare veramente grave se non si interviene in tempo ed in modo corretto.

C’è una correlazione tra variante Delta e maggiore possibilità che si sviluppi la Mis-C?

Fino ad oggi non abbiamo osservato incidenze diverse della MIS-C nei soggetti affetti da Covid variante delta rispetto ai casi passati. Si stima che colpisce un bambino ogni 1000 affetti da Covid. In ogni caso i dati non sono ancora definitivi perchè la variante delta ha iniziato a circolare solo di recente. Credo che bisogna attendere ancora qualche settimana per poter tirare le somme.

Con quali sintomi bisogna sospettare che si tratti di Mis-C?

La Mis-C è una patologia molto insidiosa. Tengo a precisare che è una malattia nuova, prima del Covid non esisteva. Il primo segno è la febbre accompagnato da dolori addominali. Questi possono essere talmente forti da mimare un problema chirurgico (i primi bambini che abbiamo trattato avevano avuto diagnosi di appendicite e stavano per essere operati). Poi inizia uno stato di malessere importante, il bambino appare sofferente, tende a dormire molto, non è reattivo. Nel 90% dei casi c’è una miocardite, una infiammazione del cuore, che può dare dolori al torace e disturbi del ritmo cardiaco. È fondamentale diagnosticarla tempestivamente perchè, quando più precoce è l’inizio delle cure tanto è migliore l’esito finale. Per questo, già dallo scorso mese di marzo, abbiamo avviato una serie di incontri con i pediatri di base per diffondere il messaggio di prestare attenzione alla malattia. Devo dire che tutto ha funzionato bene perchè c’è stata un’ottima collaborazione con la precoce individuazione di molti casi.

All’inizio della pandemia si è detto che i bambini erano meno a rischio di contrarre il Covid. Cosa è cambiato e perché?

Lo abbiamo sempre ripetuto, questa è stata sempre una informazione non corretta. I bambini hanno le stesse possibilità di ammalarsi di un adulto. Ovviamente il decorso e la gravità della malattia sono diverse. È anche ovvio: generalmente il bambino è un organismo giovane e sano e riesce a superare meglio le malattie che per un anziano possono essere letali. Poi abbiamo conosciuto la Mis-C che è strettamente correlata al Covid. Questa è la cosa che più ci ha preoccupato e sulla quale si sono concentrate tutte le nostre energie ed i nostri studi.

Cosa fare se un bambino risulta positivo al Covid? La terapia per adulti e bambini è la stessa?

Per i bambini, ma credo anche per gli adulti, non esiste “una terapia per tutte le stagioni”. La cura va modulata sui sintomi. Generalmente nei bambini, se non ci sono complicazioni, si usa solo tachipirina o ibuprofene. Diverso è il discorso della Mis-C: questa va assolutamente curata in ospedale dove le terapie sono aggressive e il paziente deve essere tenuto sotto costante monitoraggio.

I bambini sotto i 12 anni non possono essere ancora vaccinati. Come fare a proteggerli?

Vanno protetti con tutte quelle precauzioni che sono ripetutamente consigliate. Evitare i luoghi affollati, fare indossare la mascherina al di sopra dei 6 anni, insegnare a lavarsi spesso le mani, tenerli in casa se presentano sintomi febbrili o influenzali. È, altresì molto importante, che gli adulti che hanno contatto con questi bambini usino tutte le precauzioni con grande rigore. Noi abbiamo riscontrato tanti neonati e lattantini positivi al Covid con le mamme negative; questo a dimostrazione che i contagi possono essere intrafamiliari ma non “verticali” (ovvero non trasmessi direttamente dalla madre al figlio). Abbiamo lanciato un alert in cui si chiedeva di evitare, per quanto possibile, le visite nelle case dove ci sono neonati o bambini piccoli o, almeno, di utilizzare tutti i mezzi di protezione prima di avvicinarsi a loro.

Ai ragazzi sopra i 12 anni consiglia il vaccino? Perché?

La vaccinazione resta l’unica arma per debellare completamente il virus. A tutt’oggi non esistono terapie mirate e sicuramente efficaci. Di contro i vaccini si sono dimostrati sicuri ed efficienti per limitare il contagio. In questa quarta ondata c’è una ridotta occupazione di posti letto ospedalieri e terapie intensive, questo grazie al fatto che la maggior parte dei soggetti fragili (anziani e malati) si è vaccinata. Lasciando scoperti dal vaccino i bambini rischiamo che il virus circoli soltanto in questa fascia di età. E questo virus è subdolo e malefico, sa trasformarsi per diventare più cattivo. Evitiamo che ciò possa succedere con i nostri figli.

Per il rientro a scuola in presenza in sicurezza secondo lei cosa è necessario fare?

Premesso che sarebbe impensabile un altro anno di DAD, tutta questa storia è stata psicologicamente difficile per bambini e ragazzi. Per evitare ciò, e per consentire la ripresa di tutte le attività in sicurezza, bisogna che tutti coloro che possono si sottopongono a vaccinazione: docenti, personale scolastico, studenti over 12 anni. Per gli altri studenti valgono le regole di prevenzione e distanziamento. Nei prossimi mesi, come già accade in qualche paese straniero, dovrebbe essere aperta la vaccinazione anche agli under 12.

Come il Santobono ha affrontato i casi più gravi di Covid?

Il Santobono è un grande ospedale che non poteva restare fuori dal discorso del Covid. È stato necessario ridisegnare l’assistenza dedicando spazi e risorse ai reparti Covid. Praticamente è stata decisa una degenza su 3 aree a diversa intensità di cura. I casi più gravi, praticamente le Mis-C, sono state gestite in una sorta di terapia sub intensiva con un grande gioco di squadra formato da tutti gli specialisti interessati: pediatri di urgenza, intensivisti, reumatologi, cardiologi, radiologi, gastroenterologi, epatologi, ecc. Senza trascurare il contributo di una equipe infermieristica di altissimo livello che, in modo instancabile, ha lavorato con grande impegno. Tutto ciò ha garantito risultati eccezionali: il 99% dei bambini con Covid e Mis-C non hanno avuto bsogno di Rianimazione e gli esiti sono stati straordinariamente positivi. Poi bisogna considerare che, trattandosi di una patologia completamente nuova e sconosciuta alla letteratura, le ore passate a studiare e ad aggiornarsi sono state talmente tante che il tempo trascorso in ospedale è stato notevolmente superiore a quello trascorso nelle proprie case. Questo è segno di grande responsabilità e professionalità .

Può darci qualche numero degli accessi al Santobono per Covid e come questi numeri sono cambiati nel tempo?

In generale, dall’inizio della pandemia, il PS del Santobono ha intercettato circa 850 bambini con Covid e ne ha ricoverati 450. Le Mis-C sono state circa 60, tutte trattate con ottimi risultati. Per questi ultimi pazienti abbiamo un ambulatorio che li seguirà in follow up per circa 2 anni sottoponendoli a test ed esami per garantire loro una vita assolutamente normale nella massima sicurezza. Durante la pandemia abbiamo assistito ad andamento oscillante degli accesi e dei contagi: dai pochissimi accessi nei primi mesi del 2020 a quelli più numerosi della seconda ondata. Attualmente i posti letto sono al 60% della occupazione.

Ma quello che volevo sottolineare è come sono ripresi, incessanti, gli accessi generali al PS per tutta una serie di patologie per cui è assolutamente inutile, ma anche non prudente, recarsi in ospedale (i cosiddetti Codici Bianchi). Gli affollamenti e le congestioni che ne determinano sono pericolose per la possibilità di venire a contatto, non solo con il Covid, ma con tutte quelle malattie contagiose o diffusive che possono, ugualmente, essere pericolose.

Giornalista professionista e videomaker, ha iniziato nel 2006 a scrivere su varie testate nazionali e locali occupandosi di cronaca, cultura e tecnologia. Ha frequentato la Scuola di Giornalismo di Napoli del Suor Orsola Benincasa. Tra le varie testate con cui ha collaborato il Roma, l’agenzia di stampa AdnKronos, Repubblica.it, l’agenzia di stampa OmniNapoli, Canale 21 e Il Mattino di Napoli. Orgogliosamente napoletana, si occupa per lo più video e videoreportage. E’ autrice del documentario “Lo Sfizzicariello – storie di riscatto dal disagio mentale”, menzione speciale al Napoli Film Festival.