Tutto in provincia arriva con un ritardo che dà umanità agli eventi, le novità. Pure le lucciole di Pasolini arrivarono in ritardo. Fu una sera d’estate del ‘75. La domenica i padri portavano i figli nelle sezioni di partito dei paesi: per dimostrare che erano importanti, parlavano di massimi sistemi. “Le lucciole sono scomparse” diceva un certo Pasolini. I bambini ascoltavano, poi scappavano fuori. compravano un paio di nazionali sfuse e attorno alla loro brace raccoglievano decine di lucciole. Tornavano dai grandi a dir loro che quel Pasolini era un impostore. Rimediavano qualche pesante rimprovero, più per le sigarette che per la scoperta, e se ne andavano mogi a casa. Molti lo odiano Berlusconi, pure quando sta male, molti gli augurano da anni morte o galera. Magari può non essere il nonno con cui mandare i figli al parco.

Non è lo scrittore la cui penna può far sognare. Non è il medico al quale affidare la vita. Il prete al quale consegnare la confessione. L’idraulico a cui dare in riparazione la caldaia. La donna da amare. Per molti lui non fa sognare. Però ci ha dimostrato che sognavamo. Sognavamo di avere grandi politici. Solide Istituzioni. Super giornalisti. Esimi intellettuali. Formidabili imprenditori. Genitori integerrimi. Mogli e mariti fedeli. Figli affettuosi. Ci ha portati per trent’anni davanti allo specchio. Ci siamo visti nudi. Il sogno è diventato un incubo. Abbiamo scoperto di essere un popolo di cubiste e tronisti, calciatori e veline, scrittorucoli e scribacchini. Politicanti rionali.

Rivoluzionari da salotto o al massimo guerriglieri da Facebook. Berlusconi ha tolto il lenzuolo al fantasma e sotto abbiamo scoperto di esserci noi. Una piccola, egoista, mediocre società. Ed è questo che non riusciamo a perdonargli. Ci ha dimostrato quanto le porte della nostra moralità siano sfondabili. Ho acceso una bella sigaretta americana, una di queste ultime sere d’estate. Le lucciole si sono illuminate per un po’. Ma non si sono avvicinate. Le loro luci sembrano asettici neon, non somigliano a quelle belle fiaccole giallognole dell’infanzia.

Gli insetti vanno ognuno per conto proprio. Sembrano finti. Di plastica. Forse pure Pasolini si era sbagliato come sostenevano i bambini della sterminata provincia nazionale. Le lucciole erano andate, in anticipo sui tempi, da qualche pioniere della chirurgia estetica. Sono tornate, volti abbronzati e tirati cercano inutilmente di nascondere un vuoto d’anima, e la colpa non può essere tutta del Cavaliere.

E' uno scrittore italiano, autore di Anime nere libro da cui è stato tratto l'omonimo film.