Lo scorso anno la Campania ha perso quasi il 24 per cento di diplomati. Dopo l’esame di maturità, chi intende proseguire gli studi, sceglie di farlo lontano da casa. Le università di Milano e Roma sono tra le più gettonate. Secondo tantissimi giovani del Sud, offrono una formazione più solida e maggiori chance di inserimento nel mondo del lavoro. Per invertire la tendenza, dunque, serve creare occupazione e valorizzare eccellenze locali come la facoltà di Ingegneria aerospaziale della Federico II. «La nostra università – spiega Luigi Carrino, presidente del distretto aerospaziale della Campania e professore di Tecnologie e sistemi di lavorazione – per la sua eccellenza nell’offerta formativa è la prima in Italia, la seconda in Europa e addirittura la quarta nel mondo».

Ma allora perché spesso la scelta ricade su altre Università, che nella classifica figurano anche dopo quella partenopea? «Perché qui non ci sono sbocchi occupazionali – osserva Carrino – Si lascia il Sud con la speranza e la certezza di trovare subito lavoro dopo la laurea». E forse questa è una verità e una colpa. Da un lato, quindi, l’idea che indossata la coroncina di alloro si spalanchino le porte del mercato del lavoro, ma dall’altra anche un questione tanto frivola quanto radicata qui in Campania. «Credo che tra le famiglie che possono permetterselo – aggiunge Carrino – ci sia una sorta di “moda” che spinga i genitori a mandare i figli a studiare lontano da Napoli». Purtroppo il ragionamento di Carrino fila e non fa una piega: studiare a Milano è uno status-symbol. La laurea al Politecnico appare addirittura chic. Non si sa dove e quando nasca questa infondata convinzione, però esiste.

Ma allora quale sarebbe la strategia vincente per “trattenere” i giovani e farli studiare nel salotto di casa propria? «Investire nell’occupazione, creare posti di lavoro, dare la possibilità ai giovani con poche risorse economiche di proseguire comunque gli studi. Soprattutto dobbiamo iniziarli a pagarli bene, per quello che valgono davvero», suggerisce Carrino. Gli anni passati sui libri spesso si traducono in compensi miseri. Secondo una ricerca del Sole 24 Ore, infatti, gli under 30 assunti nel nostro Paese percepiscono anche 5-10mila euro lordi in meno rispetto ai coetanei volati all’estero. Di sicuro influirà anche il costo della vita che altrove sarà più elevato, ma anche in Paesi dove il costo della vita è uguale, gli stipendi sono comunque più alti di quelli destinati ai nostri laureati. La formazioni qui c’è e spesso si attesta su livelli di eccellenza. Eppure resiste l’incertezza del “dopo” e, fino a quando questa situazione non sarà cambiata, i treni da Napoli verso Roma e Milano saranno affollatissimi.