I Cinque Stelle continuano a dire che loro si stanno facendo in quattro per far passare la legge sul conflitto di interessi, e che son gli altri partiti a frenare. E perciò, senza legge sul conflitto di interessi, possono anche avvenire incidenti di percorso come quello dei due milioni versati dalla Philip Morris a Casaleggio e ricambiate, sembra, con una bella legge che ha abbassato le tasse sul fumo elettronico, che è il core business della Philip Morris in Italia.

Beh, è una sciocchezza questa che dicono i 5Stelle (e, a ruota, parecchi giornali). La legge sul conflitto di interessi non c’entra niente con questo scandalo politico, che certamente è il più clamoroso del dopo-Tangentopoli. Cos’è il conflitto di interessi? Il momento nel quale un parlamentare decide di votare in un modo o in un altro, non per una convinzione profonda ma perché nella sua vita privata ha un interesse particolare che può essere favorito o danneggiato da quella legge. Per esempio, un notaio che vota contro il blocco delle tariffe dei notai, un grande possidente che vota contro la patrimoniale, un medico che vota contro l’incompatibilità tra lavoro in ospedale e lavoro privato. Oppure un proprietario di televisioni (è quasi l’unico caso, credo, che interessa davvero ai 5 Stelle) che vota contro una legge che limita la possibilità di fare televisione per i privati.

Chiaro? In questo caso è successa un’altra cosa: la Philip Morris, grandissima multinazionale americana, ha versato molte centinaia di migliaia di euro a Casaleggio. Casaleggio – è noto, e oggi lo conferma anche l’ex ministro 5 Stelle Fioramonti controlla da molti anni il movimento 5Stelle. Così succede che il Movimento 5Stelle decide di votare una legge che alleggerisce significativamente le tasse sulle sigarette elettroniche, avvantaggiando la Philip Morris. Di quanto la ha avvantaggiata? Tra i 250 milioni e il mezzo miliardo di euro all’anno. Per la Philip Morris è stato un affare eccellente, per i 5 Stelle anche. Ma il conflitto di interessi non c’entra nulla. Si tratterebbe – se tutto fosse confermato- di una compravendita di voti in Parlamento. Traffico di influenze? Forse, più che altro, corruzione. Non lo sapremo mai, probabilmente, perché le Procure difficilmente aprono inchieste sui 5Stelle, e anche in questa occasione, sebbene il fatto sia stato ormai reso noto dal nostro giornale e pubblicato anche su altri giornali e diffuso ampiamente in rete, non sembra intenzionata ad indagare.

Voi potreste chiedere: perché si fa un’inchiesta giudiziaria su Open, la fondazione vicina a Matteo Renzi, che pure non pare proprio che abbia chiesto “piaceri parlamentari” in cambio di soldi, e invece non si fa un’inchiesta su Philip Morris e Casaleggio? La riposta è semplice: ogni Procura fa come gli pare. Alla procura di Firenze, per esempio, ce l’hanno parecchio – sembra – con Renzi. E coi suoi amici. E quindi indagano, indagano, indagano, anche con risultati molto scarsi e prendendo parecchi schiaffi (l’altro giorno il tribunale del riesame ha annullato il sequestro di telefoni e computer alla povera signora Francesca Campana Comparini, moglie di Carrai, e in quanto moglie di Carrai – che è amico di Renzi – colpevole di concorso esterno in associazione renziana…). Altre procure sono abbastanza indifferenti, invece, alle eventuali notizie di reato che riguardino i 5 Stelle. Anche perché la Procura di Firenze è sostenuta eroicamente da molti giornali (ai quali, peraltro, concede diverse anteprime), e i grandi giornali, si sa, almeno in questa fase, sono abbastanza contrari, invece, a mettersi di traverso ai 5 Stelle.

Cinque Stelle che comunque, almeno ai massimi livelli, non dicono una parola su questa vicenda del tabacco. Neppure un sussurro. Di Maio? E chi lo ha sentito? Di Battista: sta sempre ad Arcore, a cavallo di una moto, e legge sentenze contro Berlusconi: non si è accorto di niente di questa storia, non ha la linea internet. Crimi? Beh, ora non chiedete troppo, povero Crimi, lui che ne può sapere? Mi pare che all’epoca dei fatti era solo il capo del gruppo parlamentare: queste cose, magari non gliele dicevano. E il capo dei capi dei capi? Dico: Travaglio? Anche lui parla poco. La sua linea di difesa è semplice: “Un anno fa noi avevamo pubblicato già qualcosa sull’argomento, e se nessuno se ne è accorto che è colpa nostra? Siccome non è permesso processare qualcuno due volte, se la prima volta è andata in cavalleria pace. Ora non vale più. Uno due tre stella”.

Ha ragione? È vero che qualcosa il Fatto Quotidiano la scrisse nell’autunno del 2019. Soprattutto nella sua versione online, quella diretta da Peter Gomez. Lo fece con molta discrezione e non se ne accorse nessuno, probabilmente anche perché Il Fatto in genere non è considerato un giornale molto autorevole. Noi però ce ne accorgemmo. All’epoca non potevamo riprendere le notizie, piuttosto generiche, pubblicate dal Fatto, per la semplice ragione che Il Riformista non era ancora in edicola. Però iniziammo a lavorare, a indagare, a cercare, e alla fine abbiamo trovato tutte le prove, le cifre, i tempi, le relazioni tra versamenti e voti in Parlamento. E abbiamo aperto la questione.

Noi siamo un giornale piuttosto autorevole. Si sa che quando scriviamo una cosa, quella cosa è vera. Infatti sulla rete è successo il finimondo, e anche nel mondo politico, e anche nel Movimento 5 Stelle, che non si era accorto dei leggeri sussulti di Travaglio. Meno casino è successo sui giornali, anche perché molti tra questi giornali non hanno rapporti pessimi – diciamo così – con la Philip Morris. Non gli va molto di sfrugugliarla. Però, in vari modi, i giornali più importanti si sono dovuti occupare dello scandalo. Repubblica, La Stampa, il Giornale, persino il Corriere della Sera.

Adesso, però, mettiamo da parte le nostre solite beghe tra giornalisti. “L’ho detto prima io, l’hai detto prima tu…”. Chissenefrega. Travaglio vuol dire che lui è arrivato prima di tutti? Benissimo. Onore a lui. Ora ci sono le condizioni per fare una campagna che inchiodi i Cinque Stelle, li costringa a rimangiarsi lo sconto milionario alla multinazionale del tabacco, e sfati anche il mito dei grillini unico partito non corrotto. Non per pregiudizio ideologico, ma perché è così: a occhio e croce sono corrotti almeno quanto gli altri, forse un po’ di più. Travaglio sarà della partita? Sospenderà per qualche giorno la caccia a Renzi e denuncerà insieme a noi Cinquestellopoli? Io penso di sì, mi pare inevitabile…

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