L’allarme lo aveva lanciato la settimana scorsa l’Interpol. “Le mafie ucraine e russe dominano in questo mercato nero. Ak-47, pistole automatiche e fucili di alta precisione, dall’Ucraina sarebbero arrivati in Italia con l’intermediazione della ‘ndrangheta senza troppe difficoltà nel dicembre del 2021”, è la conferma nelle dichiarazioni il criminologo Vincenzo Musacchio, giurista e associato al Rutgers Institute on Anti-Corruption Studies (RIACS) di Newark (USA) e ricercatore dell’Alta Scuola di Studi Strategici sulla Criminalità Organizzata del Royal United Services Institute di Londra, in un’intervista a RaiNews24 su un tema molto dibattuto in queste settimane, per esempio dal Washington Post in particolare negli Stati Uniti. Che fine fanno e faranno le armi mandate a Kiev dall’Occidente?

Esiste insomma un pericolo che le armi inviate per contrastare l’invasione russa lanciata lo scorso 24 febbraio finiscano nelle mani delle organizzazioni criminali. “I criminali stanno già adesso, mentre parliamo, concentrandosi su queste armi – aveva detto il segretario generale dell’Interpol Jurgen Stock – I gruppi criminali cercano di sfruttare queste situazioni caotiche e la disponibilità di armi, anche quelle utilizzate dai militari e anche le armi pesanti. Queste saranno disponibili sul mercato gestito dalla criminalità organizzata e rappresenteranno una sfida. Possiamo attenderci un arrivo di armi in Europa e anche oltre. Dobbiamo essere preoccupati e attenderci che queste armi siano oggetto di traffici non solo nei Paesi vicini ma anche in altri continenti“.

Stock aveva esortato i Paesi a utilizzare i database dell’agenzia per “tracciare e rintracciare” le armi. Europol ha confermato che il mercato illegale delle armi in Ucraina è cresciuto a dismisura a partire dal 2014, anno degli sconvolgimenti epocali con l’invasione e l’annessione della Crimea da parte di Mosca e con la dichiarazione di indipendenza e autonomia delle Repubbliche filorusse del Donbass. “Chi conosce la storia dell’Ucraina sa che questa Nazione sia stata (ed è ancora oggi) un crocevia per il traffico di armi risalente alla caduta dell’Unione Sovietica. È noto che l’esercito dell’ex URSS abbia lasciato molti arsenali di armi in Ucraina senza un’adeguata tenuta dei registri di controllo e d’inventario”, il commento del criminologo Musacchio.

Un rischio sottovalutato, secondo il criminologo, con tutte le mafie di tipo transnazionale pronte ad approfittare. “I gruppi criminali operanti a livello transnazionale (russi, albanesi, ’ndrangheta, mafie slave, turche e rumene) sfruttano tre rotte principali. La prima è quella che dai Balcani tramite l’Italia, la Croazia e la Slovenia, raggiunge l’Europa occidentale (Francia, Germania, Grecia, Olanda, Irlanda, Spagna), ma anche l’Africa e il Medio Oriente, passando dai paesi dell’Europa meridionale. La seconda, che dagli Stati ex sovietici e dell’est Europa raggiunge sia l’Africa, sia l’Europa occidentale attraverso la Grecia, l’Italia e la Romania. La terza rotta parte dall’area del Medio Oriente e Nord Africa e si congiunge con l’Europa a doppio senso e vede come fulcro dei traffici ciò che resta della Libia”.

“Naturalmente le nuove mafie sfruttano anche le moderne tecnologie e le cd. rotte virtuali attraverso il deep web e il dark web cioè quelle parti della rete non accessibili attraverso i tradizionali motori di ricerca ma solo mediante appositi software. Non escluderei da tale mercato anche i nuovi robot killer che potrebbero finire in mano a criminali e terroristi”. Un pericolo che secondo l’esperto si può contrastare solo tramite soluzioni internazionalmente condivise con il tracciamento, la registrazione delle armi e delle transazioni anche di componenti e munizioni, un database comune degli Stati che hanno inviato armi in loco.

Giornalista professionista. Ha frequentato studiato e si è laureato in lingue. Ha frequentato la Scuola di Giornalismo di Napoli del Suor Orsola Benincasa. Ha collaborato con l’agenzia di stampa AdnKronos. Ha scritto di sport, cultura, spettacoli.