L’America sotto shock dopo l’assalto a Capitol Hill. Attacco alla democrazia. Il Riformista ne discute con un’autorità assoluta nel campo del diritto costituzionale: Sabino Cassese.
È professore alla School of Government della Luiss e alla Católica Global School of Law di Lisbona. È stato professore nelle università di Urbino, di Napoli, di Roma e alla Scuola Normale Superiore di Pisa. Ha inoltre insegnato alla Law School della New York University e al Master of Public Affairs dell’Institut d’études politiques di Parigi. È stato ministro della Funzione pubblica nel governo Ciampi e giudice della Corte costituzionale. Ha pubblicato, di recente, Governare gli italiani. Storia dello Stato (2014), Dentro la Corte. Diario di un giudice costituzionale (2015), Territori e potere. Un nuovo ruolo per gli Stati? (2016), La democrazia e i suoi limiti (2017).

Assalto al Congresso, quattro morti, l’intervento della Guardia nazionale. Le parole di Donald Trump hanno incendiato l’America. Professor Cassese, cosa le evocano quelle immagini e quale campanello d’allarme fanno scattare?
Tre riflessioni. In primo luogo, le debolezze della costituzione americana, già rilevate da eminenti studiosi, in passato e di recente. In secondo luogo, la difficoltà nell’uscire di scena, quando si è occupato un posto dotato di tanti poteri. In terzo luogo, la necessità di disporre sempre di strumenti correttivi o di bilanciamento, in questo caso assenti. Infine, alcune riflessioni di carattere storico e comparativo. Non bisogna dimenticare che la costituzione americana è stata scritta circa un cinquantennio dopo la fondamentale opera di Montesquieu sullo spirito delle leggi, in cui veniva teorizzata la separazione dei poteri sperimentata nella costituzione inglese. Se c’è al mondo una costituzione che segue alla lettera la separazione dei poteri o, meglio, la teoria della separazione dei poteri, questa è la costituzione americana. Il paradosso vuole che la storia della costituzione americana abbia condotto ad una straordinaria concentrazione di poteri nelle mani del presidente, cioè abbia portato all’errore che la separazione dei poteri voleva evitare (ricordo che il grande magistrato di Bordeaux aveva vissuto per circa venti anni durante il lunghissimo regno di Luigi XIV). Quindi, la costituzione americana ha pochi strumenti per correggere la condotta di un presidente poco equilibrato o che ecceda nell’esercizio dei suoi poteri. Dal punto di vista comparativo, è importante ricordare che, nel corso della preparazione della costituzione italiana, si discusse a lungo circa l’opportunità di scegliere una presidenza collegiale, sul modello di alcune presidenze dei paesi orientali, tra cui l’Unione delle repubbliche socialiste sovietiche. Certamente una presidenza collegiale consentirebbe un ragionevole equilibrio e la possibilità di una correzione nell’ipotesi che un presidente perda la ragione o l’equilibrio mentale.

Il Procuratore generale del Distretto di Columbia Karl Racine, intervistato dalla Cnn, ha chiesto che il vice presidente Mike Pence riunisca il governo per invocare il 25esimo emendamento della Costituzione per rimuovere il presidente Donald Trump dall’incarico. «Che vi piaccia o no il vice presidente Pence è più adatto alla carica… abbiamo bisogno di un comandante in capo che adempia alle sue responsabilità costituzionali». È questa la strada da percorrere?
Per quanto possa sembrare strano, considerato il breve tempo ancora consentito al presidente uscente, è l’unica soluzione prevista dall’ordinamento statunitense. Tuttavia essa può avere anche un significato ulteriore, di invito al presidente uscente di non eccedere in questi ultimi giorni in cui resta in carica.

«L’America è democrazia, non abbiamo mai visto niente di simile…». Sono le parole del neoeletto presidente Joe Biden. Ma le istituzioni americane hanno gli “anticorpi” giusti, la solidità necessaria per far fronte a una violenza organizzata che è cresciuta fortemente dentro la società?
Ritorniamo al punto che ho indicato prima. La vicenda che si è appena svolta e che spero si sia conclusa con il ritorno alla normalità, dimostra quanto molti osservatori osservano da tempo. La democrazia americana, che è stata il modello di quasi tutte le democrazie moderne, non ha retto alla prova dei tempi. Nel corso della storia americana, si sono concentrati troppi poteri nelle mani del presidente. Il ruolo dominante degli Stati Uniti nel mondo, la forza conferita agli Stati Uniti dal dominio nucleare, gli equilibri internazionali costituitisi dopo la seconda guerra mondiale, hanno arricchito enormemente i poteri del presidente degli Stati Uniti, mentre la costituzione di quel paese è sostanzialmente immutabile, a causa delle difficoltà di emendarla. Sono già parecchi decenni che si critica la presidenza imperiale (Schlesinger) e un volume recente di Bruce Ackerman, dedicato alla presidenza, tradotto, con una mia introduzione, per i tipi del Mulino, mette in luce questo squilibrio che si è venuto a creare nella costituzione americana.

Professor Cassese, gli assaltatori di Capitol Hill sono l’avanguardia di una nuova destra eversiva e non vi è il rischio che anche in Europa, e qui in Italia, ciò che è successo a Washington possa essere preso a modello?
L’imitazione è certamente pericolosa. Tuttavia, non dimentichiamo che il nostro è un sistema parlamentare, non presidenziale. Che il potere è distribuito tra parlamento, governo e presidente della Repubblica. Che la stessa corte costituzionale può svolgere una funzione equilibrio. Ciò non toglie che occorra essere vigilanti, come ho cercato di spiegare più volte in questa fase, che ha visto una eccezionale concentrazione di poteri nelle mani del presidente del Consiglio dei Ministri.

Trump, in un modo o nell’altro, uscirà dalla Casa Bianca, ma questo segnerà davvero la fine del “trumpismo”?
La maggior parte degli osservatori ritiene che il trumpismo continuerà. Mi auguro che i buoni sociologi che esistono gli Stati Uniti e un po’ della buona politica che ancora permane in quel Paese riescano a fare un esame che consenta di porre un rimedio politico (e poi anche qualche rimedio giuridico-istituzionale) ai mali che abbiamo visto affiorare negli ultimi giorni negli Stati Uniti.

Esperto di Medio Oriente e Islam segue da un quarto di secolo la politica estera italiana e in particolare tutte le vicende riguardanti il Medio Oriente.