E se a mettere in atto il saccheggio, l’irruzione, la protesta violenta al Congresso degli Stati Uniti d’America fossero stati i manifestanti del movimento per i diritti degli afroamericani Black Lives Matter? Sarebbe stata una carneficina, questo si legge sui social in queste ore. È opinione diffusa, non solo negli USA, anche se il bilancio drammatico del “giorno più buio degli Stati Uniti d’America”, come molti hanno definito il 6 gennaio 2021, recita quattro morti, decine di feriti tra manifestanti e poliziotti, oltre 50 arresti. Il Congresso della più grande democrazia del mondo è stato assaltato da manifestanti armati che hanno di fatto interrotto la ratifica della vittoria alle elezioni presidenziali dello scorso 3 novembre da parte di Joe Biden. Un episodio che ha un unico precedente: l’assalto delle truppe britanniche nel 1814. Il 6 gennaio 2021 è una data destinata a restare nei libri di storia.

Il movimento BLM è stato uno degli eventi principali del 2020, anche se fondato qualche anno fa, per via degli omicidi di Breonna Taylor e di George Floyd, due afroamericani uccisi da parte delle forze di polizia. Un movimento partito dagli USA e allargatosi in tutto il mondo. Sui social in queste ore circola uno scatto di questa estate, quando il Lincoln Memorial di Washington era stato protetto da un folto gruppo di agenti in assetto anti-sommossa per una manifestazione del BLM. La foto viene messa a confronto con gli eventi di ieri e quindi descritta come l’esempio più chiaro di double standard o di razzismo sistemico.

E la polizia, le forze dell’ordine, l’esercito dov’erano, mentre uomini travestiti, armati, suprematisti bianchi con bandiere di Trump e degli Stati Confederati arrivavano fino all’aula del Senato e agli uffici dei parlamentari? Il dibattito è ancora in corso. Le responsabilità ancora da chiarire. La Capital Police, nonostante sia numerosa (2mila uomini) e ben equipaggiata, è apparsa sempre in minoranza. Il corpo ha giurisdizione esclusiva solo sul terreno del Congresso e sullo spazio circostante.

 

Probabilmente, come ha scritto il New York Times, le forze dell’ordine si aspettavano di dover rispondere a una manifestazione, non a un assalto. Il Wall Street Journal ha scritto che la polizia non voleva dare l’impressione di una eccessiva militarizzazione del Congresso. Altre proteste, sobillate come questa dallo stesso Presidente Donald Trump – che delle sue incitazioni potrebbe anche rispondere in futuro – si erano già tenute dopo il voto e non erano state così partecipate e soprattutto così violente. “Non ci riprenderemo mai il nostro Paese con la debolezza”, aveva comunque detto Trump in un comizio mercoledì mattina, poche ore prima dell’assalto.

 

L’interrogativo insomma resta, e va più a fondo dell’episodio di cronaca, seppur così drammatico ed emblematico da essere destinato a passare alla storia. Le manifestazioni del BLM sono state sempre affrontate da agenti equipaggiati in tenuta antisommossa – proteste che comunque, va precisato, sono spesso degenerate in violenza anche se partite pacificamente. E non sono stati certo risparmiati i manganelli, gli idranti, i proiettili di gomma e i gas lacrimogeni. A sollevare le critiche più numerose e serrate è un video in livestream che mostra un uomo mascherato scattarsi un selfie con un poliziotto.

“Non è la prima volta – ha scritto Katie Way su Vice – che le forze dell’ordine hanno un atteggiamento diverso quando a fronteggiarli sono sostenitori di Trump — e alcuni studi sostengono che la polizia tenda a reagire più violentemente quando le proteste riguardano proprio i suoi abusi. Questo ovviamente non vuol dire che gli agenti avrebbero dovuto sparare più lacrimogeni o manganellare più gente per difendere il Campidoglio. Alla fine, il bilancio è stato comunque pesantissimo: parliamo di quattro morti, decine di feriti tra golpisti e poliziotti, e più di 50 arresti. Tuttavia, mai come ieri si è visto come la polizia abbia il potere di decidere come e quando reagire”.

Antonio Lamorte