Era il lontano 2012 quando lo scrittore Erri De Luca che ai piedi del Vesuvio ci è nato, che del ventre della città ha scritto innumerevoli pagine, disse “nelle prossime statistiche eliminate Napoli, è troppo fuori scala, esagerata, per poterla misurare”. Lo disse perché già dieci anni fa Napoli occupava l’ultima posizione nella classifica sulla qualità della vita. Non è cambiato niente. La città è sempre lì, sola, ultima, in fondo alla lista, è immobile, sola nello sconforto. A stabilire dove si vive meglio la classifica del Sole 24 Ore. Aosta per i bambini è la città migliore, la peggiore? Napoli. Piacenza, invece, per i giovani e Cagliari per gli anziani.

Sono le tre province che vincono quest’anno la sfida della qualità della vita declinata per altrettante fasce d’età. Su 12 parametri statistici forniti da fonti certificate (Istat, Miur, Centro studi Tagliacarne, Iqvia). La ricerca, giunta alla sua seconda edizione, è stata presentata in anteprima al Festival dell’Economia di Trento e pubblicata oggi sul Sole 24 Ore. Per quanto riguarda la classifica della qualità della vita per i bambini, dunque, sul podio si piazzano anche Arezzo e Siena, mentre l’ultima posizione è occupata da Napoli, preceduta da Reggio Calabria, Palermo, Matera e Caltanissetta. Nel ranking dei giovani, invece, al secondo posto c’è Ferrara, seguita da Ravenna. Al terzultimo posto, a sorpresa, la provincia di Roma, mentre quella di Genova è al 103esimo posto. Chiudono Sud Sardegna e Barletta. Nella classifica sulla qualità degli anziani, alle spalle di Cagliari si piazzano Bolzano e Trento. Chiude Pistoia, preceduta da Massa-Carrara e Lucca.

Confermati 31 indicatori su 36 tra quelli selezionati lo scorso anno per documentare servizi e condizioni di vita. Come new entry debuttano la percentuale di edifici scolastici con mensa tra i 12 parametri che compongono la classifica dei bambini; le imprese che fanno e-commerce tra quelli per i giovani; la presenza di medici specialisti, la dipendenza rispetto alla popolazione in età attiva e i farmaci anti-depressivi tra quelli per gli anziani. Napoli è ultima quasi sempre: per spazi verdi, per spazi abitativi, per scuole dotate di mensa. Qui si vive male. Verrebbe d’istinto e per spirito di campanilismo di dare ragione a Erri De Luca, verrebbe da incazzarsi e dire: togliere Napoli dalle classifiche perché lei è esagerata. Certo, è esageratamente bella, malinconica e allegra, tiene insieme tutti i sentimenti finora conosciuti dall’uomo. È una contraddizione continua, ma unica. Come lei non ce ne sono.

Erri De Luca nella sua arringa per Napoli disse “c’è qualità di vita in una città che vive anche di notte, considero qualità della vita il mare che si aggira nella stanza del golfo tra Capri, Sorrento e Posillipo. Considero qualità della vita il vento che spazza il golfo dai quattro punti cardinali e fa l’aria leggera”. Ed è vero, verissimo. Ma per quanto ancora i napoletani dovranno accontentarsi del sole, del mare, della storia e dei monumenti, per quanto dovranno affogare nei luoghi comuni e aspettare un autobus per ore e ore? Perché è questo il problema: la bellezza può far dimenticare che qui non ci sono i servizi essenziali? La classe dirigente di questa città, forse incantata dalla poesia di cui la città è capace, si dimentica di fare le cose, è immobile. Sono vent’anni, se non di più, che qui si vive male. Ed è vero, la qualità della vita si misura dalla qualità dell’ambiente, dalla pulizia delle strade, dai trasporti, dalla sicurezza, dall’istruzione.

Tutte queste cose, che in altre città d’Italia sono assolutamente la normalità, qui, nella terza città d’Italia sono l’eccezione. Ci entusiasmiamo per niente, e va bene gioire delle piccole cose, ma manca tutto il resto. Celebriamo risultati che altrove sono assolutamente scontati. Anche oggi abbiamo una classe dirigente incapace di progettare, di avere una visione, un indirizzo, un’idea: Napoli che città deve essere? Quella bella e impossibile, quella nella quale si vive male, peggio che altrove, ma alla fine che ce ne m’port basta ca ce sta o sol, basta che ce sta o mar? O deve essere una città capace di non adagiarsi sulla bellezza e di essere tanto bella quanto vivibile? Se scegliamo la seconda opzione, la classe dirigente deve svegliarsi, rimboccarsi le maniche e passare all’azione. Altrimenti, è inutile leggerle le classifiche: saremo sempre ultimi.

Nata a Napoli il 28 settembre 1992, affascinata dal potere delle parole ha deciso, non senza incidenti di percorso, che sarebbero diventate il suo lavoro. Giornalista pubblicista segue con interesse i cambiamenti della città e i suoi protagonisti.